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[Torna alla pagina iniziale]Magenta, dicembre 2006Cronistoria dell'INTOLLERANZA a Magenta (MI)Con qualche considerazione finale Alcuni
mesi fa la comunità islamica del magentino, principalmente composta da
cittadini pakistani, ha preso in affitto un capannone in Via Oberdan a
Magenta; si trattava del terzo tentativo di questa comunità di cercare un
posto dove poter pregare, ma anche dove poter trovare il sostegno
di chi condivide la difficile esperienza di vivere in un paese
straniero. Un primo tentativo di dar vita al progetto di creare il luogo di aggregazione ha portato la comunità musulmana ad acquistare un terreno a Marcallo, per costruirvi il centro; tuttavia il comune di Marcallo ha categoricamente negato l'autorizzazione. Come secondo tentativo, ci si è rivolti al comune di Rho, ma anche lì, non c'è stato esito positivo. Allora, la comunità musulmana ha pensato di tentare a Magenta, proprio in quella città che è punto di riferimento per il territorio. Così è stato preso in affitto un capannone di Via Oberdan, per dar vita a questo centro culturale. All'inizio questo luogo è stato ignorato dalla popolazione magentina; in seguito, però, qualcuno ha cominciato a sentirsene infastidito ed è allora che è apparsa una scritta agghiacciante sul muro del capannone: "Bossi vi ucciderà". Parallelamente gli abitanti del quartiere nord di Magenta, dove il capannone è situato, hanno avviato una raccolta di firme per allontanare i musulmani dalla "loro" zona. Nel frattempo, anche il Comune è intervenuto: il sindaco ha prima firmato un'ordinanza che vietava l'uso del capannone come luogo di ritrovo per i musulmani; più precisamente, il Sindaco ha fatto sapere: "Il piano regolatore parla chiaro ....il capannone può essere utilizzato solo per attività artigianali, non per farne una moschea. Andremo avanti fino allo sgombero." Tuttavia, a fianco del capannone si trovano un' associazione di sardi, una sala prove e una abitazione, che non sembrano affatto essere attività artigianali. Inoltre, i membri della comunità islamica non intendono creare una moschea, ma solo un luogo di incontro e di preghiera. IL Sindaco ha inoltre inviato la polizia locale nello stabile per multare i membri del centro con cinque ammende, per un totale di circa 800 €. Anche la Lega Nord ha fatto sentire, con toni esasperati, il suo dissenso, azzardando frasi come " La silente invasione che avviene ogni giorno sul nostro territorio...", "Nel caso degli islamici l'obiettivo (della migrazione) è oscuro e pericoloso..." "...invasione pericolosa per i nostri valori e per la nostra dignità..." "...loro sono razzisti e non gli frega niente dell'integrazione". Dopo espressioni di razzismo come queste, dopo l'ostruzionismo del Comune al fine di evitare la libertà di professione del proprio culto (sancita anche dalla nostra Costituzione, ormai troppo spesso ignorata), qualcuno del magentino si è mosso. In particolare il Comitato intercomunale per la pace, insieme a singoli cittadini inclini ad un clima di accoglienza e non di rifiuto, hanno organizzato una serie di incontri per discutere la questione. Ci si è mossi su due fronti. Da un lato, si è proceduto con il sostegno di un legale, per verificare la validità dell'ordinanza del Sindaco e delle multe, a Per questo, si è dato vita ad un Comitato di solidarietà con questi cittadini musulmani che si sono visti negare i loro diritti. Alla base di questa scelta, c'è la convinzione che la negazione di un diritto arrecata a qualcuno, non importa se musulmano o cristiano, crea un non trascurabile rischio che in un futuro i diritti di altri vengano ugualmente calpestati. Allo stesso tempo si crede fermamente che la strategia da seguire nell'imprescindibile percorso verso una società multietnica sia quello dell'accoglienza e della conoscenza reciproca. L' unico errore commesso dalla comunità è stato quello di sperare/credere di avere gli stessi diritti degli altri, magentini e italiani; ovvero il diritto (sancito anche dalla nostra cara Costituzione) di pregare, il diritto di cercare aiuto e sostegno negli altri, il diritto di stare insieme, costruire legami ed amicizie, necessità che coesistono con l'esigenza di lavorare. Purtroppo, però, la comunità musulmana era ignara dell'intolleranza di alcuni magentini. E' interessante notare la reazione degli abitanti del quartiere nord all'incontro con i migranti; eppure, hanno già provato, in precedenza un'esperienza simile, quando i "diversi" erano i meridionali e comparivano gli stessi messaggi di intolleranza: "Non si affitta a meridionali". Ora, sembra che i meridionali non costituiscano più una minaccia; forse perché ora si conoscono, hanno un nome, un volto, un vissuto personale. Adesso, al loro posto, ci sono i migranti, che ancora non hanno un'identità, ma portano addosso solo le etichette che appiccichiamo loro, "extracomunitari","immigrati", "musulmani" e, a volte, ricevono epiteti molto poco gratificanti. Chissà se quando li conosceremo, il nostro atteggiamento verso di loro cambierà? Certo i comunicati e i volantini che la Lega Nord di Magenta ha scritto sulla questione non aiutano. Frasi come " La silente invasione che avviene ogni giorno sul nostro territorio..." giustificano e appoggiano il razzismo e l' odio verso il "diverso", proprio come la scritta sul muro di quel giovanastro che si è dichiarato iscritto al movimento dei giovani padani. Oltretutto, la Lega Nord ha pensato subito di lodare questo individuo, che in sostanza ha fatto un augurio di morte a persone che chiedevano, invece, di pregare ed incontrarsi. E' questa la strategia che la nostra società vuole seguire nel difficile percorso di incontro con lo straniero? I cittadini immigrati fanno e faranno parte della nostra comunità; dovremo conviverci, è un processo inarrestabile. Perché, allora, non iniziare ad affrontare la questione in termini costruttivi? Perché non concentrarsi sui punti di forza di questo incontro con chi è "diverso"? Come ad esempio, lo scambio di esperienze diverse, di modi di vedere diversi, di storie e vissuti diversi. Ogni uomo ha qualcosa di importante da raccontare ed ogni uomo ha il diritto di non mettere a tacere la propria storia, solo perché minoritaria o diversa da quella della maggioranza. Chissà poi, che, magari, ascoltando quello che queste persone di paesi lontani hanno da raccontarci, non si cresca e non si migliori tutti insieme. Dunque, l'esperienza che la comunità magentina sta vivendo in riferimento al capannone di Via Oberdan potrebbe divenire un'ottima occasione per affrontare il tema dell'integrazione, da un punto di vista pratico, sulle strategie e le modalità che potrebbero risultare vincenti e quelle che, invece, potrebbero insultare solo controproducenti. Dopotutto, si tratta di un compito cui nessuno dovrebbe sottrarsi, dato che la società multietnica è la società del futuro. Alex, Shara [Torna alla pagina iniziale] |
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Aggiornato il: 20 dicembre 2006 |