LA NUOVA LEGGE ITALIANA SULL’IMMIGRAZIONE

TRADITA ANCHE
LA COSTITUZIONE

La Bossi-Fini, almeno per la sua incompletezza, crea problemi di coscienza non solo ai credenti, ma a ogni uomo che pone a fondamento della società la dignità della persona.

«Anche voi foste stranieri» (Esodo 22,20), e: «Ero forestiero e mi avete accolto» (Mt 25,35). Fedele al suo Maestro, la Chiesa ha avuto sempre viva attenzione per quanti, soprattutto per bisogno, sono stati costretti ad abbandonare la propria terra. In particolare, la Chiesa italiana, forte di una più che secolare esperienza di "pastorale migratoria", ha subito avvertito che da Paese di emigrazione (sono circa quattro milioni i nostri emigrati con passaporto) si diventava Paese di immigrazione. Certo, l’immigrazione è un fenomeno planetario. Finché il profitto rimarrà la norma suprema che regola l’economia, e i popoli poveri diventeranno sempre più poveri, a giudizio di demografi e altri esperti, i flussi migratori cresceranno.

Uno Stato che si rispetti ha il diritto e il dovere di governare un fenomeno così complesso pensando alla sicurezza del Paese e al suo autentico sviluppo, tenendo però presente che il problema può dirsi affrontato solo se si promuove una seria politica di cooperazione internazionale allo sviluppo. Di qui l’urgenza di aiutare i Paesi poveri a uno sviluppo autopropulsivo e, comunque, la necessità di intese con i Paesi donde gli immigrati provengono.

Solo chi è schiavo di pregiudizi può accusare la Chiesa di non volere una legge che regoli il fenomeno, necessaria anche nell’interesse degli immigrati. Ma ci sono leggi e leggi. La legge Bossi-Fini, almeno per la sua incompletezza, crea problemi di coscienza non solo ai credenti, ma a quanti vogliono essere fedeli alla Costituzione, che pone a suo fondamento la dignità della persona umana. È la filosofia di fondo che preoccupa: «Accolgo lo straniero se è funzionale al mio sistema economico-sociale: quando poi non mi serve più, deve andare via e, se torna, la clandestinità è considerata reato».

Ma sono anche altri gli aspetti discutibili della legge: si pensi ai ricongiungimenti familiari resi più difficili, all’obbligatorietà delle impronte digitali che, nel clima attuale, è segno di discriminazione, all’abolizione dell’istituto dello sponsor. Ciò che però più preoccupa è il fatto che ancora una volta non si è regolamentato il diritto di asilo per i rifugiati, costretti a lasciare il proprio Paese per motivi politici, etnici e religiosi.

È mortificante che in un Paese democratico ci sia chi attacca gratuitamente e violentemente un Pastore che dà un giudizio sulla legge. È un diritto di ogni cittadino! Questo diritto di parola viene peraltro esercitato proprio per la fedeltà allo Stato, perché esso promuova per le sue finalità ogni persona e i più deboli in particolare. Ed è semplicemente assurdo pensare che si voglia l’invasione del Paese o si cerchi comunque di favorire la clandestinità. Va fatto ogni sforzo per eliminarla, colpendo duramente i criminali che fanno commercio di uomini. C’è solo il dubbio che la legge, così com’è, possa favorirla.

La legge, comunque, c’è e va osservata. Occorre però adoperarsi per migliorarla con tutti gli strumenti che la democrazia offre. Conterà molto lo spirito di umanità con cui sarà applicata. I cristiani, in particolare, sapranno inserirsi in tutti gli spazi possibili per creare un clima diverso, sfatando il pregiudizio che vuole l’immigrato uguale a potenziale criminale. La vera accoglienza significa rispetto, fiducia, collaborazione perché ognuno possa godere i diritti fondamentali, accettando ovviamente le regole del Paese che lo ha accolto.

Grande è la responsabilità della Chiesa. Un terzo degli immigrati in Italia è cattolico: bisogna offrire tutti i servizi perché vivano la fede secondo la loro cultura e si inseriscano gradualmente da protagonisti nelle nostre comunità. Ma occorre credere nel dialogo con tutti come legge di crescita. Così, un fenomeno considerato una iattura potrà diventare sempre più una risorsa.

Antonio Cantisani 
Arcivescovo di Catanzaro-Squillace