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Convenzione Internazionale sui diritti dell'Infanzia
ONU, novembre 1989

Gli Stati parti della presente Convenzione

Considerato che, in conformità ai principi proclamati nello Statuto delle Nazioni Unite, il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace del mondo,

Tenuto presente il fatto che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato, nello Statuto delle Nazioni Unite, la loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana e hanno deciso di promuovere il progresso sociale ed un migliore tenore di vita in una ampia libertà,

Riconosciuto che le Nazioni Unite hanno proclamato e convenuto nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e nei Patti internazionali sui diritti umani che ad ogni individuo spettano tutte le libertà ed i diritti che vi sono enunciati senza distinzione alcuna per ragioni di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o di altra natura, origine nazionale o sociale, ricchezza, nascita o altra condizione,

Ricordato che nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo le Nazioni Unite hanno proclamato che l'infanzia ha diritto a misure speciali di protezione ed assistenza,

Convinti che la famiglia, quale nucleo fondamentale della Società e quale ambiente naturale per la crescita ed il benessere di tutti i suoi membri ed in particolare dei fanciulli, debba ricevere l'assistenza e la protezione necessarie per poter assumere pienamente le sue responsabilità all'interno della comunità,

Riconosciuto che il fanciullo, per il pieno ed armonioso sviluppo della sua personalità, deve crescere in un ambiente familiare, in un'atmosfera di felicità, amore e comprensione,

Considerato che occorre preparare appieno il fanciullo ad avere una vita individuale nella Società, ed allevarlo nello spirito degli ideali proclamati nello Statuto delle Nazioni Unite e in particolare nello spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di eguaglianza e di solidarietà,

Tenuto presente che la necessità di accordare speciale protezione al fanciullo è stata stabilita nella Dichiarazione di Ginevra sui diritti del fanciullo del 1924 e nella Dichiarazione dei diritti del fanciullo adottata dalle Nazioni Unite nel 1959, ed è stata riconosciuta nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, nel Patto internazionale sui diritti civili e politici (in particolare negli articoli 23 e 24) e nel Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (in particolare nell'articolo 10) e negli statuti e strumenti pertinenti delle agenzie specializzate e delle organizzazioni internazionali operanti nel campo della protezione dell'infanzia,

Tenuto presente che, come indicato nella Dichiarazione dei diritti del fanciullo adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1959, "il fanciullo, a causa della sua immaturità fisica e intellettuale, ha bisogno di una particolare protezione e di cure speciali compresa un'adeguata protezione giuridica, sia prima che dopo la nascita",

Richiamate le disposizioni della Dichiarazione sui principi sociali e giuridici relativi alla protezione e al benessere dell'infanzia con particolare riferimento all'affidamento e all'adozione su piano nazionale ed internazionale (risoluzione 41/85 dell'Assemblea generale, del 3 dicembre 1986), dell'Insieme di regole minime delle Nazioni Unite per l'amministrazione della giustizia minorile (Regole di Bejing risoluzione 40/33 dell'Assemblea generale del 29 novembre 1985) e della Dichiarazione sulla protezione delle donne e dei fanciulli nelle situazioni di emergenza e di conflitto armato (risoluzione 3318 (XXIX) dell'assemblea generale, del 14 dicembre 1974),

Riconosciuto che in tutti i paesi del mondo vi sono fanciulli che vivono in condizioni di particolare difficoltà e che è necessario accordare loro una particolare attenzione,

Riconosciuta l'importanza della cooperazione internazionale per il miglioramento delle condizioni di vita dei fanciulli in ogni paese, in particolare nei paesi in via di sviluppo,

HANNO CONVENUTO QUANTO SEGUE:

PARTE PRIMA

Articolo 1

Ai sensi della presente Convenzione s'intende per fanciullo ogni essere umano in età inferiore ai diciotto anni, a meno che secondo le leggi del suo Stato, sia divenuto prima maggiorenne.

Articolo 2

  1. Gli Stati parti s'impegnano a rispettare i diritti che sono enunciati nella presente Convenzione ed a garantirli ad ogni fanciullo nel proprio ambito giurisdizionale, senza distinzione alcuna per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, del fanciullo o dei suoi genitori o tutori, della loro origine nazionale, etnica o sociale, della loro ricchezza, della loro invalidità, della loro nascita o di qualunque altra condizione.

  2. Gli Stati parti devono adottare ogni misura appropriata per assicurare che il fanciullo sia protetto contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivata dallo status, le attività, le opinioni espresse o il credo dei suoi genitori, dei suoi tutori o di membri della sua famiglia.

Articolo 3

  1. In tutte le decisioni riguardanti i fanciulli che scaturiscano da istituzioni di assistenza sociale, private o pubbliche, tribunali, autorità amministrative o organi legislativi, l'interesse superiore del fanciullo deve costituire oggetto di primaria considerazione.

  2. Gli Stati parti s'impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere, tenuto conto dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei tutori legali o di qualsiasi altra persona legalmente responsabile di esso, e, a tal fine, prenderanno ogni misura appropriata di carattere legislativo e amministrativo.

  3. Gli Stati parti si impegnano ad assicurare che le istituzioni, i servizi e le strutture responsabili della cura e della protezione dei fanciulli siano conformi ai criteri normativi fissati dalle autorità competenti, particolarmente nei campi della sicurezza e dell'igiene e per quanto concerne la consistenza e la qualificazione del loro personale nonché l’esistenza di un adeguato controllo.

     
      • Nel corso degli ultimi 10 anni i conflitti armati hanno ucciso 2 milioni di bambini, ne hanno reso disabili 4-5 milioni, ne hanno lasciato senza casa 12 milioni, ne hanno reso orfani o separati dai genitori più di 1 milione e psicologicamente traumatizzati almeno 10 milioni

    • Nel 1992 mezzo milione di bambini al di sotto dei cinque anni è stato vittima di conflitti armati, mentre quelli feriti o mutilati sono stati molti di più.

    • In Cecenia, tra febbraio e marzo 1995 il 40% dei bambini è stato coinvolto da disastri civili; a Sarayevo, Bosnia, un bambino su quattro è stato ferito; in Somalia più della metà dei bambini sotto i cinque anni, vivi all’inizio di gennaio 1992, sono morti nel corso dello stesso anno.

    • In Mozambico, durante il periodo di guerra, circa i 2/3 dei 2 milioni di bambini iscritti alla scuola primaria non hanno avuto accesso alcuno all’istruzione.

    (fonte: Mani Tese).

Gli Stati parti si impegnano ad adottare ogni misura appropriata di natura legislativa, amministrativa e d'altro genere per dare attuazione ai diritti riconosciuti in questa Convenzione.

Per quanto attiene i diritti economici, sociali e culturali, gli Stati parti adottano tali misure in tutta la gamma delle risorse di cui dispongono e, all'occorrenza, nel quadro della cooperazione internazionale.

Gli Stati parti rispettano le responsabilità, i diritti ed i doveri dei genitori o, all'occorrenza, dei membri della famiglia allargata o della comunità, secondo quanto previsto dalle usanze locali, dei tutori o delle altre persone legalmente responsabili del fanciullo, di impartire a quest'ultimo, in modo consono alle sue capacità evolutive, l'orientamento ed i consigli necessari all'esercizio dei diritti che gli riconosce la presente Convenzione.

  1. Gli Stati parti riconoscono che ogni fanciullo ha un diritto innato alla vita.
      Chamchamal - villaggio curdo - febbraio 1998
    Cinque fratelli trovano una mina Valmara 69 in un torrente vicino alla loro abitazione. Dashti e Hawre, 5 e 6 anni, muoiono al momento dell'esplosione. Mushen, 11 anni, perde la gamba sinistra; Kava, 13 anni, perde entrambi gli arti inferiori e il braccio destro; Aran, 15 anni, subisce una laparatomia perché aveva l'intestino distrutto e riporta gravi fratture ai piedi.

    • Nei centri chirurgici di Emergency nel Kurdistan iracheno, da febbraio ‘96 a settembre ‘98, sono stati ricoverati 1281 bambini di età compresa tra 0 e 14 anni di cui 189 colpiti da proiettili, 594 da frammenti metallici (bombe e granate), 90 per mine antipersona, 323 ustionati e 85 vittime di altri atti di guerra.

    (fonte: Emergency)

    • L'Italia è stata tra i maggiori produttori di mine antipersona ma, grazie ad una intensa campagna di sensibilizzazione e alla mobilitazione della società civile (che ha visto in prima fila gli stessi operai impiegati nelle fabbriche d’armi anche a costo di perdere il lavoro) ha approvato nel 1997 una legge in Parlamento di cui riportiamo il primo articolo:

    Legge n°374/1997 Articolo 1

    1.1 È vietato l’uso a qualsiasi titolo di ogni tipo di mina antipersona, fatto salvo l’utilizzo a fini esclusivi di addestramento per operazioni di sminamento, ... (omissis)

    1.2 Sono vietate la ricerca tecnologica, la fabbricazione , la vendita e la cessione a qualsiasi titolo, l’esportazione, la detenzione delle mine antipersona di qualunque natura o composizione o parti di essa.

    1.3 Sono vietati l’utilizzazione e la cessione, a qualsiasi titolo, dei diritti di brevetto per la fabbricazione, in Italia o all’estero, direttamente o indirettamente, delle mine antipersona o di parti di esse e l’utilizzazione e la cessione a qualsiasi titolo di tecnologie idonee alla fabbricazione di mine antipersona o parti di esse.


  2. Gli Stati parti si impegnano a garantire nella più ampia misura possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo.
     
      • In America Latina, i bambini di strada vengono considerati dei criminali e dei socialmente indesiderabili dai tutori dell'ordine pubblico. Essi vengono eliminati in operazioni di pulizia sociale con la complicità, talvolta, dei commercianti che temono gli effetti di questa microcriminalità.

    Un caso emblematico in questo senso è ciò che accadde a Bogotà l'11 agosto 1993: numerosi cartelli simili nella forma e nel contenuto a dei necrologi furono appesi per le strade, annunciavano lo sterminio dei delinquenti ed erano firmati da industriali, da negozianti e da gruppi civici. Vennero esposti proprio alla vigilia di una conferenza internazionale sulla violenza contro i bambini.

    (fonte: Amnesty International)

Articolo 7

  1. Il fanciullo dovrà essere registrato immediatamente dopo la nascita ed a partire da essa avrà diritto ad un nome, ad acquisire una nazionalità e, nella misura del possibile, a conoscere i propri genitori ed essere da essi accudito.

  2. Gli Stati parti assicureranno l'attuazione di questi diritti in conformità alle loro legislazioni nazionali ed agli obblighi derivanti dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare in quelle situazioni in cui il fanciullo si troverebbe altrimenti privo di nazionalità.

Articolo 8

  1. Gli Stati parti s'impegnano a rispettare il diritto del fanciullo di conservare la propria identità, nazionalità, nome e relazioni familiari, quali riconosciuti per legge, senza interferenze illegali.

  2. Se il fanciullo viene illegalmente privato degli elementi costitutivi della sua identità o di alcuni di essi, gli Stati parti forniranno adeguata assistenza e tutela affinché venga sollecitamente ristabilita la sua identità

Articolo 9

  1. Gli Stati parti devono assicurare che il fanciullo non venga separato dai suoi genitori contro la loro volontà, a meno che le autorità competenti non decidano, salva la possibilità di presentare ricorsi contro tale decisione all'autorità giudiziaria, in conformità alle leggi ed alle procedure applicabili, che tale separazione risulti necessaria nell'interesse superiore del fanciullo. Una decisione in tal senso può risultare necessaria in casi particolari, quali quelli in cui si verifichino episodi di maltrattamento o di negligenza da parte di genitori nei confronti del fanciullo o qualora, i genitori vivano separati, sia necessario fissare il luogo e la residenza del fanciullo.

  2. In qualsiasi procedimento relativo ai casi previsti nel paragrafo 1, tutte le parti interessate devono avere la possibilità di partecipare al dibattimento e di esporre le loro ragioni.

  3. Gli Stati parti debbano rispettare il diritto del fanciullo separato da entrambi i genitori o da uno di essi di mantenere relazioni personali e contatti diretti in modo regolare con entrambi i genitori, salvo quando ciò sia contrario all'interesse superiore del fanciullo.

  4. Allorquando tale separazione consegua da misure adottate da uno Stato parte, quali la detenzione, la reclusione, l'esilio, la deportazione o la morte (inclusa la morte per qualsiasi causa, soppravvenuta nel corso della detenzione) di entrambi i genitori o di uno di essi, o del fanciullo, tale Stato parte, su richiesta, fornirà ai genitori, al fanciullo o, all'occorrenza, ad un altro membro della famiglia, le informazioni essenziali relative al luogo in cui si trovino il membro o i membri della famiglia, a meno che la divulgazione di queste informazioni non risulti pregiudizievoli al benessere del fanciullo. Gli Stati parti devono accertarsi inoltre che la presentazione di tale domanda non comporti di per sé alcuna conseguenza negativa per la persona o le persone interessate.
     
      • La sparizione ha lo scopo di imprigionare o sopprimere quelle persone che lo stato non può legalmente incriminare e che è riluttante a processare pubblicamente. Il termine scomparso o desaparecido entrò per la prima volta nel vocabolario delle organizzazioni umanitarie quando, negli anni ’60 in Guatemala, quando il governo iniziò a eliminare segretamente gli avversari politici. Quella pratica si diffuse come una orribile epidemia in tutti i continenti. In Ruanda e in Burundi, le opposte milizie Hutu e Tusti hanno rapito, ucciso, fatto sparire decine di migliaia di ragazzi colpevoli solo di appartenere all’etnia nemica o di essere imparentati con oppositori politici. La radio governativa di Kigali Mille Collines ha ripetutamente incoraggiato la popolazione Hutu a uccidere i bambini Tutsi trasmettendo l’agghiacciante slogan "per distruggere i topi grandi, devi ucciderli da piccoli". Dopo l’ondata di uccisioni del 1993/94, circa 900.000 bambini sono rimasti orfani o i loro genitori risultano scomparsi.

    • In Argentina, sotto il regime militare (1976/1983), migliaia di persone sono scomparse; molte donne che hanno partorito i propri figli in centri di detenzione segreta se li sono visti sottrarre da appartenenti alle forza di sicurezza che, in alcuni casi li hanno allevati come figli propri. Le Nonne di Plaza de Mayo, un gruppo di donne alla ricerca dei propri nipoti, hanno stimato che nel periodo della cosiddetta guerra sporca sono scomparsi oltre 200 bambini. Il 24 Novembre 1998, l’ammiraglio Masera uno dei capi di quella giunta militare, è stato arrestato con l’accusa di sottrazione di minore. La magistratura argentina ha finalmente trovato il modo per perseguire quei militari che si sono macchiati di gravi crimini contro l’umanità.

    • Le violazioni dei diritti umani verificatesi in Cile durante il governo golpista del generale Augusto Pinochet (1973/90) comprendono migliaia di casi di torture, esecuzioni e sparizioni. Il destino della maggior parte dei desaparecidos rimane tuttora sconosciuto. Nell’ottobre del 1998 i giudici spagnoli Castellòn e Gàrzon hanno chiesto l’arresto e l’estradizione nel loro paese del Generale Pinochet, in quel momento in visita d’affari nel Regno Unito, al fine di processarlo per l’omicidio di diversi cittadini spagnoli residenti in Cile al momento del golpe e per violazione dei diritti umani.

    (fonte: Amnesty International)
Articolo 10
  1. In conformità all'obbligo che incombe agli Stati parti in virtù del paragrafo 1 dell'articolo 9, qualunque richiesta presentata da un fanciullo o dai suoi genitori di entrare in uno Stato parte o di lasciarlo ai fini della riunificazione della famiglia verrà presa in esame dagli Stati parti in modo favorevole, con spirito umanitario e sollecitudine. Gli Stati parti si accerteranno inoltre che la presentazione di tale domanda non comporti conseguenze negative per i richiedenti ed i membri della loro famiglia.

  2. Un fanciullo i cui genitori risiedano in stati diversi deve avere il diritto di mantenere, salvo circostanze eccezionali, relazioni personali e contatti diretti regolari con entrambi i genitori. A tal fine, e in conformità all'obbligo che incombe agli Stati parti in virtù del paragrafo 1 dell'articolo 9, gli Stati parti s'impegnano a rispettare il diritto del fanciullo o dei suoi genitori di lasciare qualsiasi paese, compreso il proprio, e di far ritorno nel proprio paese.
  3. Il diritto di lasciare qualsiasi paese può essere soggetto esclusivamente alle restrizioni previste dalla legge che risultino necessarie per proteggere la Sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, la salute o la moralità pubblica, o i diritti e le libertà altrui, e che risultino compatibili con gli altri diritti riconosciuti nella presente Convenzione.
 

Articolo 11

  1. Gli Stati parti devono adottare le misure appropriate per lottare contro i trasferimenti illeciti all'estero di fanciulli ed il loro mancato rientro (nei paesi d'origine).
  2. A tal fine, gli Stati parti promuoveranno la conclusione di accordi bilaterali o multilaterali o l'adesione agli accordi esistenti.

Articolo 12

  1. Gli Stati parti devono assicurare al fanciullo capace di formarsi una propria opinione il diritto di esprimerla liberamente ed in qualsiasi materia dando alle opinioni del fanciullo il giusto peso in relazione alla sua età ed al suo grado di maturità.
     
      • In occasione dell'ultimo Salone B! Come bambino, il mensile Insieme, della Rcs periodici, ha assegnato a Fano il premio per la Città dei bambini; la località marchigiana è stata scelta tra una decina di città perché spesso il Consiglio Comunale apre le sue porte ai bambini, tenendo poi nel dovuto conto le loro proposte ed i loro progetti che vengono in seguito interpretate da architetti ed urbanisti. Al secondo posto è finita Genova, mentre negativo è stato il giudizio su Milano..

    (fonte: Corriere della Sera, 19 settembre 1998)

  2. A tal fine, verrà in particolare offerta al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in qualunque procedimento giudiziario o amministrativo che lo riguardi, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un'apposita istituzione, in conformità con le regole di procedura della legislazione nazionale.

Articolo 13

  1. Il fanciullo ha diritto alla libertà di espressione. Questo diritto comprende la libertà di ricercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni genere, a prescindere dalle frontiere, sia verbalmente che per iscritto o a mezzo stampa o in forma artistica o mediante qualsiasi altro mezzo scelto dal fanciullo.

  2. L'esercizio di questo diritto può essere sottoposto a talune restrizioni, che però siano soltanto quelle previste dalla legge e quelle necessarie:

    a) al rispetto dei diritti e della reputazione altrui;

    b) alla salvaguardia della sicurezza nazionale o dell'ordine pubblico, della salute o della moralità pubblica.

Articolo 14

  1. Gli Stati parti devono rispettare il diritto del fanciullo alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione.

  2. Gli Stati parti devono rispettare il diritto e il dovere dei genitori o alla occorrenza, dei tutori, di guidare il fanciullo nell'esercizio del diritto sopramenzionato in modo consono alle sue capacità evolutive.

  3. La libertà di manifestare la propria religione o le proprie convinzioni può essere sottoposta solo a quelle limitazioni di legge necessarie a proteggere l'ordine pubblico, la sicurezza, la salute e la moralità pubblica, e le libertà ed i diritti fondamentali altrui.

     
      •In Tibet, negli ultimi anni diversi bambini sono stati arrestati per aver pacificamente espresso le proprie idee. Le norme cinesi proibiscono ai minori di 18 anni di diventare monache o monaci, ma molti giovani tibetani si trasferiscono dentro o nelle vicinanze di un monastero per essere educati nella maniera tradizionale tibetana.

    • Nella regione del Kosovo, poco prima della disgregazione della Repubblica Jugoslava, nel 1990, bambini appartenenti alla etnia albanese furono arrestati per avere richiesto l'insegnamento della loro lingua a scuola.

    (fonte: Amnesty International)

Articolo 15

  1. Gli Stati parti riconoscono i diritti del fanciullo alla libertà di associazione e alla libertà di riunione pacifica.

  2. L'esercizio di questi diritti non può essere sottoposto a restrizioni di sorta, salvo quelle previste dalla legge e che risultino necessarie in una società democratica, nell'interesse della sicurezza nazionale, della sicurezza pubblica o dell'ordine pubblico, o per proteggere la salute o la moralità pubblica, o i diritti e le libertà altrui.

Articolo 16

  1. Nessun fanciullo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa o nella sua corrispondenza, né a lesioni illecite del suo onore e della sua reputazione.

  2. Ogni fanciullo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o atteggiamenti lesivi.

     
     

    Carta di Treviso, 1989. La FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) e l'Ordine Nazionale dei Giornalisti sottoscrivono, in collaborazione con "Il Telefono Azzurro", il seguente protocollo d'intesa:

    a) il rispetto per la persona del minore, sia come soggetto agente, sia come vittima di un reato, richiede il mantenimento dell'anonimato nei suoi confronti, il che implica la rinuncia a pubblicare elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla sua identificazione;

    b) la tutela della personalità del minore si estende - anche tenuta in prudente considerazione la qualità della notizia e delle sue componenti - a fatti che non siano specificatamente reati (suicidio di minori, questioni relative ad adozioni e affidamento, figli di genitori carcerati etc) in modo che sia tutelata la specificità del minore come persona in divenire, prevalendo su tutto il suo interesse ad un regolare processo di maturazione che potrebbe essere profondamente disturbato o deviato da spettacolarizzazioni del suo caso di vita, da clamorosi protagonismi o da fittizie identificazioni;

    c) particolare attenzione andrà posta per evitare possibili strumentalizzazioni da parte degli adulti portati a rappresentare esclusivamente il proprio interesse;

    d) per i casi ove manchi un'univoca disciplina giuridica, i mezzi di informazione devono farsi carico della responsabilità di valutare se quanto vanno proponendo sia davvero nell'interesse del minore;

    e) se, nell'interesse del minore - esempi possibili i casi di rapi- mento e di bambini scomparsi - si ritiene opportuno la pubblicazione di dati personali e la divulgazione di immagini, andrà comunque verificato il preventivo assenso dei genitori e del giudice competente.

    (fonte: www.azzurro.it)

Articolo 17

Gli Stati parti riconoscono l'importante funzione svolta dai mass-media e devono assicurare che il fanciullo abbia accesso a informazioni e a programmi provenienti da diverse fonti nazionali ed internazionali, in particolare a quelli che mirano a promuovere il suo benessere sociale, spirituale e morale nonché la sua salute fisica e mentale. A tal fine, gli Stati parti devono:

  1. incoraggiare i mass-media a diffondere un'informazione e programmi che presentino un'utilità sociale e culturale per il fanciullo e che risultino conformi allo spirito dell'articolo 29;

  2. incoraggiare la cooperazione internazionale allo scopo di promuovere la produzione, lo scambio e la diffusione di un'informazione e di programmi di questa natura provenienti da diverse fonti culturali, nazionali ed internazionali;

  3. incoraggiare la produzione e la diffusione di libri per ragazzi;

  4. incoraggiare i mass-media a prestare particolare attenzione ai bisogni linguistici dei bambini autoctoni o appartenenti a minoranze;

  5. promuovere l'elaborazione di appropriati principi direttivi destinati a tutelare il fanciullo contro l'informazione ed i programmi che nuociano al suo benessere, tenuto conto delle disposizioni degli articoli 13 e 18.
     
      • Ogni anno, nella seconda domenica di Dicembre, l'Unicef, unitamente al Consiglio Internazionale delle Accademie delle Arti e Scienze Televisive, celebra la Giornata Internazionale dei Programmi Radiotelevisivi per l'Infanzia.
    Si tratta di un'iniziativa a cui partecipano migliaia di enti radio-televisivi di tutto il mondo che, per un giorno, si sintonizzano sui bambini, diffondendo programmi di qualità a loro indirizzati o coinvolgendoli in prima persona nel processo di programmazione di trasmissioni che parlano delle loro speranze e dei loro sogni o dove possono scambiare pareri ed informazioni tra pari. Ad esempio, l'ultima Giornata Internazionale celebrata il 13/12/98 ha avuto come protagonista un personaggio animato, Meena, ideato e forgiato seguendo le indicazioni e i suggerimenti di oltre 10.000 bambini del Sudest asiatico: sarà l'ambasciatore della loro cultura, dei loro problemi e dei loro sogni tra tutti i ragazzi del mondo per il 1999.

    (www.unicef.org/icdb)

    • In Italia, è attualmente in vigore un Codice di autodisciplina che impegna le aziende televisive operanti nel nostro Paese a migliorare ed elevare la qualità delle trasmissioni destinate ai minori, a controllare i contenuti della pubblicità nelle fasce orarie preferite dai bambini e a proteggerli da immagini di violenza non effettivamente necessarie alla comprensione delle notizie. Questo accordo è stato proposto dal Comitato Tv-Minori della Presidenza del Consiglio e sottoscritto dalla Rai, da Mediaset, da Cecchi Gori Communications, dalla Federazione Radio Televisioni e dall'Associazione Editori Radiotelevisivi a Roma il 26/11/97

    (fonte: www.azzurro.it)

Articolo 18

  1. Gli Stati parti si devono adoperare al massimo per garantire il riconoscimento del principio secondo cui entrambi i genitori hanno comuni responsabilità in ordine all'allevamento ed allo sviluppo del bambino. Le responsabilità di allevare il fanciullo e di garantire il suo sviluppo incombe in primo luogo ai genitori o, all'occorenza, ai tutori. Nell'assolvimento del loro compito essi debbono venire innanzitutto guidati dall'interesse superiore del fanciullo.

  2. Al fine di garantire e di promuovere i diritti enunciati nella presente Convenzione, gli Stati parti devono fornire un'assistenza adeguata ai genitori o ai tutori legali nell'adempimento delle loro responsabilità in materia di allevamento del fanciullo, e devono assicurare lo sviluppo di istituzioni e servizi per l'assistenza all'infanzia.

  3. Gli Stati parti devono adottare appropriate misure per assicurare che i fanciulli i cui genitori svolgano un'attività lavorativa abbiano il diritto di beneficiare di servizi e di strutture destinati alla vigilanza dell'infanzia, se in possesso degli appositi requisiti per usufruirne.
  1. Gli Stati parti adotteranno ogni misura appropriata di natura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa per proteggere il fanciullo contro qualsiasi forma di violenza, danno o brutalità fisica o mentale, abbandono o negligenza, maltrattamento o sfruttamento, inclusa la violenza sessuale, mentre è sotto la tutela dei suoi genitori, o di uno di essi, del tutore o dei tutori o di chiunque altro se ne prenda cura.

  2. Tali misure protettive comprenderanno, all'occorrenza, procedure efficaci per l'istituzione di programmi sociali miranti a fornire l'appoggio necessario al fanciullo ed a coloro ai quali è affidato, nonché per altre forme di prevenzione e ai fini di identificazione, di rapporto, di ricorso, d'inchiesta, di trattamenti e di procedimenti nei casi di maltrattamento del fanciullo di cui sopra, e potranno altresì comprendere procedure d'intervento giudiziario.

 

Articolo 20

  1. Un fanciullo che venga privato, permanentemente o temporaneamente del suo ambiente familiare o che nel suo proprio interesse non possa essere lasciato in tale ambiente, avrà diritto a speciale protezione e assistenza da parte dello Stato.

  2. Gli Stati parti debbono garantire a tale fanciullo una forma di cura ed assistenza alternativa in conformità alla loro legislazione nazionale.

  3. Tale assistenza alternativa può comprendere, tra l'altro, l'affidamento, la kafala prevista dalla legge islamica, l'adozione o, in caso di necessità, la sistemazione in idonee istituzioni per l'infanzia. Nella scelta di queste soluzioni, si terrà debito conto della necessità di garantire una certa continuità nell'educazione del fanciullo, nonché della sua origine etnica, religiosa, culturale e linguistica.

 

Articolo 21

Gli Stati parti che riconoscono e/o autorizzano il sistema dell'adozione devono accertarsi che l'interesse superiore del fanciullo costituisca la principale preoccupazione in materia e devono:

  1. assicurare che l'adozione del bambino venga autorizzata solo dalle autorità competenti che verifichino, in conformità alla legge ed alle procedure applicabili e sulla base di tutte le informazioni pertinenti ed attendibili, che l'adozione possa aver luogo tenuto conto della situazione del fanciullo rispetto ai genitori, ai parenti ed ai tutori e che, all'occorenza, le persone interessate abbiano dato il loro assenso consapevole all'adozione, dopo essersi avvalse delle consultazioni e consigli necessari in materia;

  2. riconoscere che l'adozione in un altro paese può essere considerato un mezzo alternativo di assistenza al fanciullo, qualora questi non possa trovare accoglienza in una famiglia affidataria o adottiva nel proprio paese d'origine, o non possa trovare nel suddetto paese un'altra soddisfacente sistemazione;

  3. assicurare, in caso di adozione in altro paese che il fanciullo fruisca di misure di tutela e di condizioni equivalenti a quelle esistenti nel caso di adozione a livello nazionale;

  4. prendere tutte le debite misure atte a garantire che, nell'adozione in un altro paese, la sistemazione del fanciullo non comporti un lucro finanziario illecito per quanti vi siano implicati;

  5. perseguire gli obiettivi del presente articolo attraverso la stipula di accordi bilaterali o multilaterali e compiere ogni sforzo in questo contesto per garantire che la sistemazione del fanciullo in un altro paese venga seguita dalle autorità o dagli organi competenti.
  1. Gli Stati parti devono prendere appropriate misure per garantire al fanciullo che cerchi di ottenere lo status di rifugiato o che sia considerato rifugiato in virtù delle leggi e procedure internazionali o interne, che sia solo o accompagnato dai genitori o da qualsiasi altra persona, la fruizione di un'adeguata protezione ed assistenza umanitaria per consentirgli strumenti internazionali relativi ai diritti umani o di carattere umanitario, di cui i suddetti Stati siano parti.

  2. A tal fine, gli Stati parti devono fornire la cooperazione, che riterranno necessaria, ad ogni sforzo compiuto dalle Nazioni Unite e dalle altre organizzazioni intergovernative e non governative competenti che collaborano con l'Organizzazione delle Nazioni Unite per proteggere ed aiutare i fanciulli che si trovino in simili condizioni e per rintracciare i genitori o altri membri della famiglia di qualsiasi bambino rifugiato al fine di ottenere le informazioni necessarie alla riunificazione della famiglia. Nei casi in cui non vengano ritrovati né i genitori, né alcun altro membro della famiglia, deve essere accordata al fanciullo, in base ai principi enunciati nella presente Convenzione, la stessa protezione di cui fruisca qualunque fanciullo privato per qualsiasi ragione, temporaneamente o permanentemente dell'ambiente familiare.

     
      Lecce, 10 ottobre 1998 - Hanno gettato nove bambini in mare per sfuggire ai carabinieri: tre erano neonati. Così alcuni scafisti killer, che trasportavano clandestini albanesi e del Kosovo, hanno reagito dopo essere stati intercettati dalle motovedette (dei carabinieri, ndr.) a nord di San Cataldo di Lecce. Abbandonando i bambini in mare, gli scafisti sapevano che i genitori si sarebbero gettati a salvarli. Tutti i piccoli sono stati tratti in salvo (...) Gli scafisti invece sono riusciti a fuggire"

    (D. Castellaneta- La Repubblica)

    • Ogni anno, in Italia, arrivano da soli parecchie centinaia di bambini profughi senza genitori: in un ambiente culturalmente estraneo dove la loro lingua non è conosciuta o parlata, essi si devono confrontare con difficoltà davvero enormi. (...)
    I giovani costituiscono oltre la metà dei profughi e dei rifugiati nel mondo: tra questi, più di 20 milioni sono bambini. Fuggono non solo perché vittime di guerre e conflitti locali, ma perché spesso sono bersaglio di operazioni omicide mirate ad eliminare intere etnie o fedeli di religioni diverse o perché hanno genitori a cui vengono negati i più elementari diritti civili. Talvolta, proprio perché troppo piccoli, non viene loro riconosciuto nemmeno lo stato di rifugiato, specie se politico.

    (fonte: www. amnesty.org)

Articolo 23

  1. Gli Stati parti riconoscono che un fanciullo fisicamente o mentalmente disabile deve godere di una vita soddisfacente che garantisca la sua dignità, che promuova la sua autonomia e faciliti la sua partecipazione attiva alla vita della comunità.

  2. Gli Stati parti riconoscono al fanciullo disabile cure speciali ed incoraggeranno e garantiranno la concessione, nella misura delle risorse disponibili, ai fanciulli disabili in possesso degli appositi requisiti ed a quanti se ne prendano cura, dell'assistenza di cui sia stata fatta richiesta e che risulti adeguata alle condizioni del fanciullo ed alle specifiche condizioni dei genitori o di altri che si prendano cura di lui.

  3. In relazione ai particolari bisogni di un fanciullo disabile, l'assistenza fornita in confomità al paragrafo 2 sarà gratuita, ogniqualvolta risulti possibile, tenuto conto delle risorse finanziarie dei genitori o di quanti abbiano cura del fanciullo, e sarà intesa ad assicurare che il fanciullo disabile possa efficacemente disporre ed usufruire di istruzione, addestramento, cure sanitarie, servizi di riabilitazione, preparazione ad un impiego ed occasioni di svago tendenti a far raggiungere al fanciullo l'integrazione sociale e lo sviluppo individuale più completo possibile, incluso lo sviluppo culturale e spirituale.

  4. Gli Stati parti devono promuovere nello spirito della cooperazione internazionale lo scambio di informazioni adeguate nel campo delle cure sanitarie preventive, del trattamento medico, psicologico e funzionale del fanciullo disabile tra cui la diffusione di informazioni concernenti i metodi di riabilitazione ed i servizi di formazione professionale, nonché l'accesso a questi dati, allo scopo di consentire agli Stati parti di migliorare le loro capacità e competenze e di ampliare la loro esperienza in questi settori. A questo proposito, particolare attenzione sarà rivolta alle esigenze dei paesi in via di sviluppo.

Articolo 24

  1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo al godimento dei più alti livelli raggiungibili di salute fisica e mentale e alla fruizione di cure mediche riabilitative. Gli Stati parti devono sforzarsi di garantire che il fanciullo non sia privato del diritto di beneficiare di tali servizi.

  2. Gli Stati parti si sforzano di perseguire la piena situazione di questo diritto ed in particolare devono prendere misure appropriate per:

    a) ridurre il tasso di mortalità neonatale ed infantile;

    b) garantire a tutti i bambini la necessaria assistenza e cure mediche, con particolare riguardo allo sviluppo ed ai servizi sanitari di base;

    c) combattere le malattie e la malnutrizione nel quadro delle cure mediche di base mediante, tra l'altro, l'utilizzo di tecniche prontamente disponibili e la fornitura di adeguati alimenti nutritivi e di acqua potabile, tenuto conto dei rischi di iniquinamento ambientale;

    d) garantire appropriate cure mediche alle madri in stato di gravidanza;

    e) garantire che tutti i membri della società, in particolare i genitori ed i fanciulli, siano informati sull'uso di conoscenze di base circa la salute e la nutrizione infantile, i vantaggi dell'allattamento materno, l'igiene personale ed ambientale, la prevenzione degli incidenti, e beneficino di un aiuto che consenta loro di avvalersi di queste informazioni;

    f) sviluppare la medicina preventiva, l'educazione dei genitori e l'informazione ed i servizi in materia di pianificazione familiare.

  3. Gli Stati parti devono prendere tutte le misure efficaci ed appropriate per abolire le pratiche tradizionali che possono risultare pregiudizievoli alla salute dei fanciulli.

  4. Gli Stati parti s'impegnano a promuovere e ad incoraggiare la cooperazione internazionale allo scopo di garantire progressivamente la piena realizzazione del diritto riconosciuto in questo articolo. A questo proposito i bisogni dei paesi in via di sviluppo saranno tenuti in particolare considerazione
    .
     
      •Ogni anno il morbillo uccide ancora un milione di bambini, la diarrea 3 milioni, la poliomelite 140.000, la pertosse 400.000, il tetano 500.000. Tuttora 250.000 bambini all’anno diventano ciechi per carenze di vitamina A, quando è possibile fornirla in capsule per poche lire e oltre 100.000 bambini vengono colpiti da cretinismo per carenza di iodio, quando ciò si potrebbe prevenire integrando le forniture di sale a costi irrisori. Eppure con "solo" 25 miliardi di dollari (il costo di una breve guerra moderna e meno di quanto gli americani spendono in birra e gli europei in vino in 2 ann) in dieci anni si potrebbero dotare tutti i bambini del sud del mondo di acqua potabile, sanità ed istruzione di base.

    (fonte: UNICEF)

Articolo 25

Gli Stati parti riconoscono al fanciullo sottoposto dalle autorità competenti a cure, prevenzione o trattamento fisico o mentale, il diritto ad un riesame periodico di tale trattamento e di qualsiasi altra circostanza relativa alla sua sistemazione.

Articolo 26

  1. Gli Stati parti riconoscono ad ogni fanciullo il diritto di beneficiare della sicurezza sociale, nonché delle assicurazioni sociali, e devono prendere misure necessarie perché questo diritto venga pienamente realizzato in conformità alla loro legislazione interna.

  2. Tali prestazioni dovrebbero essere garantite, quando il caso lo richieda, tenuto conto delle risorse e delle specifiche condizioni del fanciullo e delle persone responsabili del suo mantenimento, nonché di ogni altra considerazione pertinente in materia per quanto concerne la richiesta di prestazioni fatte dal fanciullo o a suo nome.

     
      •Sull’ etichetta ci sarà pure scritto Mattel o Chicco ma ormai l’80% dei giocattoli di tutto il mondo è fatto in Cina, Thailandia e Indonesia con manodopera infantile. Bambini che per 12 ore si trovano a contatto con polimeri e plastica infiammabile, in ambienti surriscaldati, con poco cibo e dormendo in capannoni-ghetto. Nel 1993 due fabbriche di giocattoli in Thailandia e Cina, hanno preso fuoco. Centinaia le vittime tra cui molte ragazzine. Una delle fabbriche produceva per Chicco. Contro il commercio dei giocattoli prodotti con manodopera infantile è in corso la Toycott (toy=giocattolo).

    (fonte: Mani Tese).

Articolo 27

  1. Gli Stati parti riconoscono il diritto di ogni fanciullo ad un livello di vita sufficiente atto a garantire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale.

  2. I genitori o le altre persone aventi cura del fanciullo hanno primariamente la responsabilità di assicurare, nei limiti delle loro possibilità e delle loro disponibilità finanziarie, le condizioni di vita necessarie allo sviluppo del fanciullo.
     
      Milano non ha nulla per i bambini. A partire dalle macchine parcheggiate sui marciapiedi che intralciano il passaggio di carrozzine e i primi passi dei piccoli. Per proseguire con i parchi, pieni soprattutto di motorini incontrollati, di cacche di cani e di siringhe abbandonate. E poi lo smog, i rumori, le liste d'attesa per gli asili e i rari spazi ricreativi. Milano non è una città a misura di bambino e chi la governa non sembra aver capito l'emergenza. La prima emergenza comincia dai nidi e dalle materne dove c'è una clamorosa carenza di posti: rispetto alle 7.000 domande c'è un'esclusione di oltre 2.000 bambini. A questi si devono aggiungere i figli delle mamme che non lavorano e nemmeno ci provano a mettersi in lista perché sono le ultime in graduatoria..

    (E. Soglio, Corriere della Sera - 8/9/98)

  3. Gli Stati parti, sulla base delle condizioni nazionali e dei loro mezzi, devono prendere le misure opportune per assistere i genitori del fanciullo o chi ne sia responsabile nell'attuazione di questo diritto e, in caso di necessità, devono fornire un'assistenza materiale e programmi di supporto in particolare per quel che riguarda la nutrizione, il vestiario e l'alloggio.

  4. Gli Stati parti adotteranno appropriate misure al fine di assicurarsi della possibilità di garantire il sostentamento del fanciullo da parte dei genitori o di altre persone aventi una responsabilità finanziaria a tale riguardo, sia sul proprio territorio che all'estero. In particolare, allorquando la persona avente una responsabilità finanziaria nei confronti del fanciullo viva in un paese diverso, gli Stati parti promuoveranno il ricorso ad accordi internazionali nonché la stipula di trattati in materia e l'adozione di altri appropriati strumenti

Articolo 28

  1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo ad avere un'educazione e, nell'ottica della progressiva piena realizzazione di tale diritto e sulla base di eguali opportunità, devono in particolare:

    a) rendere l'istruzione primaria gratuita ed obbligatoria per tutti;

    b) promuovere lo sviluppo di varie forme di istruzione secondaria sia generale che professionale, renderle utilizzabili ed accessibili a tutti i fanciulli, e adottare misure appropriate quali l'introduzione della gratuità dell'insegnamento e l'offerta di un'assistenza finanziaria nei casi di necessità;

    c) rendere l'istruzione superiore accessibile a tutti sulla base delle capacità, con ogni mezzo appropriato;

    d) rendere l'informazione educativa e l'orientamento professionale disponibile ed alla portata di tutti i fanciulli;

    e) prendere provvedimenti atti ad incoraggiare la regolare frequenza scolastica e la riduzione dei tassi di abbandono.

  2. Gli Stati parti devono prendere ogni misura appropriata per assicurare che la disciplina scolastica venga impartita rispettando la dignità umana del fanciullo ed in conformità alla presente Convenzione.
  3. Gli Stati parti devono promuovere e favorire la cooperazione internazionale in materia di educazione, in particolare al fine di contribuire all'eliminazione dell'ignoranza e dell'analfabetismo nel mondo intero e facilitando l'accesso alle conoscenze scientifiche e tecniche ed ai metodi di insegnamento. A questo proposito i bisogni dei paesi in via di sviluppo devono essere tenuti in particolare considerazione.
     
      • "Nei paesi in via di sviluppo circa il 30% dei bambini iscritti alla scuola elementare non la terminano. Oltre 100 milioni di bambini (il 60% dei quali ragazze) non la frequenta del tutto."

    (C. Bellamy - UNICEF, Conferenza sul Lavoro Minorile,
    Amsterdam 26/27 feb. '97)

    • In Italia, nel 1995, i ragazzi di 15-19 anni che hanno lasciato la scuola o che non avevano conseguito la licenza media erano il 4,7%, con una percentuale più alta dei maschi rispetto alle femmine (5% contro il 4,3%). Il passaggio dalle medie alle superiori viene effettuato dalla quasi totalità degli studenti. Nell'anno scolastico 1994/95, su 100 studenti licenziati ben 92 si sono iscritti ad una scuola superiore. Di questi, però, solo il 75% è giunto al traguardo, mentre il 6,6% ha interrotto gli studi e il 7,3% è stato respinto. I più elevati tassi di passaggio dalle medie alle superiori si trovano al Centro (99,8%), seguito dal Nord (90,9%) e dal Mezzogiorno (89,2%), dove risulta più alta anche la percentuale di ripetenti.

    ( D. Mazzi - Politiche sociali e servizi - pag.121 Ed. Vita e Pensiero)

Articolo 29

  1. 1. Gli Stati parti concordano sul fatto che l'educazione del fanciullo deve tendere a:

    a) promuovere lo svilluppo della personalità del fanciullo, dei suoi talenti, delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutto l'arco delle sue potenzialità;

    b) inculcare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, e dei principi enunciati nello Statuto delle Nazioni Unite;

    c) inculcare al fanciullo il rispetto dei genitori, della sua identità, della sua lingua e dei suoi valori culturali, nonché il rispetto dei valori nazionali del paese in cui vive, del paese di cui è originario e delle civiltà diverse dalla propria;

    d) preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli, gruppi etnici, nazionali e religiosi, e persone di origine autoctona;

    e) inculcare nel fanciullo il rispetto per l'ambiente naturale.

  2. Nessuna disposizione del presente articolo o dell'articolo 28 deve essere interpretata quale interferenza nella libertà degli individui e degli enti di creare e dirigere istituzioni educative, a condizione che i principi enunciati nel paragrafo 1 del presente articolo siano rispettati e che l'istruzione impartita in tali istituti risulti conforme alle norme minime prescritte dallo Stato.

Negli Stati in cui esistano minoranze etniche, religiose o linguistiche o persone di origine autoctona, il fanciullo che appartenga ad una di queste minoranze o che sia autoctono non deve essere privato del diritto di avere la propria vita culturale, di professare o praticare religione o di avvalersi della propria lingua in comune con gli altri membri del suo gruppo.

 
  • In Bulgaria, la polizia si accanisce in modo particolare contro l’etia Rom, i quali vengono brutalmente picchiati e sottoposti a maltrattamenti e torture al momento dell’arresto. Il quattordicenne Anton Stefanov Assenov è stato malmenato nel settembre del 1992 nella stazione di autobus di Shumen e poi nella sede della polizia. Un medico ha riscontrato ferite e abrasioni sul suo corpo, ma alla denuncia presentata dai genitori del ragazzo le autorità hanno difeso gli agenti accusando il padre Anton, che a sua volta era stato percosso, di avere lui stesso picchiato suo figlio.

(fonte: Amnesty International)

Articolo 31

  1. Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo ed allo svago, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età, ed a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.

  2. Gli Stati parti devono rispettare e promuovere il diritto del fanciullo a partecipare pienamente alla vita culturale ed artistica ed incoraggiano l'organizzazione di adeguate attività di natura ricreativa, artistica e culturale in condizioni di uguaglianza.

     
     

    CARTA DELLE CITTA' EDUCATIVE
    Congresso Internazionale delle Città Educative - Barcellona novembre 1990

    1 Tutti i bambini e i giovani della città devono poter godere in piena libertà ed uguaglianza, dei mezzi e delle opportunità di formazione, di loisir e di sviluppo personale che essa offre...
    2 Le municipalità eserciteranno con efficacia i poteri che loro competono in materia di educazione...
    ...
    6 La municipalità valuterà l'impatto sui bambini delle offerte culturali, ricreative, d'informazione, pubblicitarie o altro non formulate secondo la loro intenzione...
    ...
    9 La città deve schiudere agli adolescenti e ai giovani la prospettiva di un posto nella società...
    ...
    12 La città favorirà l'associazionismo...
    13 La città educativa deve insegnare ai bambini ed ai giovani ad informarsi...
    ...
    17 La città deve garantire la qualità della vita partendo da un ambiente salutare e da un paesaggio urbano in equilibrio con il suo ambiente naturale.
    18 La città incoraggerà la libertà e la diversità culturale...
    ...
    20 Una città educativa non deve separare le generazioni...

    (Tra le Città firmatarie della Carta: Bologna, Venezia, Torino, Madrid, Parigi, Gerusalemme, Praga, Nairobi, Buenos Ayres, Lisbona, Ginevra, Berlino, Dakar....)

    (fonte: Amnesty International)

Articolo 32

  1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e qualsiasi tipo di lavoro rischioso o che interferisca con la sua educazione o che sia nocivo per la sua salute o per il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale.

  2. Gli Stati parti devono prendere misure di natura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa per garantire l'applicazione di questo articolo. A tal fine, e tenuto conto delle disposizioni pertinenti ad altri strumenti internazionali, gli Stati parti devono in particolare:

    a) fissare l'età minima per essere ammessi ad un impiego;

    b) stabilire un'appropriata disciplina in materia di orario e di condizioni di lavoro;

    c) stabilire pene o altre sanzioni adeguate per garantire l'effettiva applicazione di questo articolo.

     
      • Secondo le ultime stime dell’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro), sarebbero ben 250 milioni i bambini tra i 5 e 14 anni che lavorerebbero in tutto il mondo; la maggior parte di essi si trova nei paesi in via di sviluppo (61% in Asia, 32% in Africa e 7% in America Latina): piantagioni, concerie, cave, miniere, laboratori tessili o di giocattoli (ad es. palloni da calcio usati anche in competizioni internazionali), selezione dei rifiuti, trasporto di pesi, edilizia, lavoro domestico. Il loro orario di lavoro è superiore a quello degli adulti (almeno 60 ore settimanali) e la loro paga è nettamente inferiore, spesso solo alcuni spiccioli.

    • Un esempio famoso: la Nike. Secondo la rete televisiva americana CBS, Nike recluta in Vietnam giovanissimi pagandoli 20 centesimi di dollaro all’ora, circa L. 360 , ma in compenso ha offerto ad un famoso giocatore di basket 20 milioni di dollari (36 miliardi di Lire) come cachet pubblicitario, una somma decisamente superiore al totale dei salari pagati in un anno a tutte le operaie indonesiane, moltissime delle quali bambine, che lavorano a 5000 lire alla settimana: basti pensare che con una cifra inferiore, 10 miliardi, si potrebbero sottrarre al lavoro e mandare a scuola per un anno almeno 20.000 bambini di aree povere del paese.
    (fonte: CBS)

     

     

    • Ma anche i paesi industrializzati hanno i loro piccoli schiavi: negli Usa il 28% dei ragazzi sotto i 15 anni lavora almeno una parte dell'anno ed in condizioni vietate dalla legge, mentre a Birmingham, in Inghilterra -il primo paese a regolare il lavoro infantile nel 1833- si arriva al 43% dei ragazzi tra i 10 e 16 anni.

    • La CGIL ha dedicato il1998 al problema del lavoro minorile. Tra le numerose iniziative ha sviluppato una ricerca sull’intero territorio nazionale per meglio definire l’entità del problema in Italia, analizzarne le cause sociali, culturali ed economiche al fine di individuare gli stumenti per contrastarlo efficacemente.
    Secondo questa indagine, in Italia ci sono almeno 300.000 bambini che lavorano su un totale di 5.700.000 minori di 14 anni, ma il numero è decisamente destinato a crescere, secondo altre fonti, sino a 500.000. Il fenomeno è presente sia al nord che al sud e le attività più interessate sono quelle tessili, la lavorazione del pellame ma anche lavavetri, braccianti, pastori e fattorini. Le motivazioni che spingono i ragazzi al lavoro sono dettate dal bisogno, ma esiste una larghissima fascia di giovanissimi che lo fanno per potersi permettere consumi (computer, abiti, motorini) altrimenti non praticabili.

    (Fonte: CGIL)

Articolo 33

Gli Stati parti devono adottare ogni appropriata misura di carattere legislativo, amministrativo, sociale ed educativo, per proteggere i fanciulli contro l'uso illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope, quali risultano definite nelle convenzioni internazionali, e per prevenire l'impiego di bambini nella produzione illegale e nel traffico di tali sostanze.

 
  Milano, uno dei tanti quartieri definiti a rischio: il Molise-Calvairate. Case popolari: degrado e disagio, famiglie allo sfascio e istituzioni che sovente latitano. In una Milano che non è certo il Brasile, che di sicuro non ha i meninos de rua però ha molti dei suoi bambini che stanno troppo per strada.
Con tutti i pericoli che questo comporta. C'era molta droga, da queste parti. I più giovani coinvolti come portatori di morte e come vittime.
Qualche tempo fa, in quelle vie, il piccolo Fabio, nove anni appena, andava in giro con un sacchetto in mano. Dentro c'era la droga e lui senza nemmeno capirlo era già uno spacciatore... Infanzia tradita e adolescenza perduta

(C. Lovati - Corriere della Sera-19/20 settembre 1998)
• Secondo l’indagine svolta dalla CGIL la malavita che controlla il traffico delle droghe utilizza frequentemente bambini e adolescenti come corrieri e spacciatori in quanto essi non sono perseguibili penalmente.

(fonte: CGIL)

Articolo 34

Gli Stati parti s'impegnano a proteggere il fanciullo contro ogni forma di sfruttamento sessuale e violenza sessuale. A tal fine gli Stati parti devono prendere in particolare ogni misura adeguata su piano nazionale, bilaterale e multilaterale, per prevenire:

  1. l'induzione o la coercizione di un fanciullo per coinvolgerlo in attività sessuali illecite;
  2. lo sfruttamento dei fanciulli nella prostituzione o in altre pratiche sessuali illecite;
  3. lo sfruttamento dei fanciulli in spettacoli e materiali pornografici.
     
      • Almeno 2 milioni di bambini nel mondo vengono costretti alla prostituzione, maltrattati a scopo sessuale o sfruttati per la produzione di materiale pornografico: 500.000 in Brasile, 300.000 in Thailandia, altrettanti in India, 100.000 nelle Filippine... A New York, sarebbero circa 30.000 i minori dediti alla prostituzione e a Parigi il loro numero oscillerebbe tra i 10.000 e i 15.000; si tratta di un fenomeno in espansione anche nel nostro Paese con una maggiore incidenza nel nord e nel sud, mentre il centro è coinvolto "solo" per il 18,1% delle violenze sessuali a danno di minori di 14 anni

    (fonte: Mani Tese)

    Palermo, settembre 1998 - Accusa in aula i pedofili che l’hanno violentato e loro, fuori dal tribunale, tornano alla carica con un inseguimento che finisce con una sigaretta schiacciata sul petto e sulle spalle di un bimbo di nove anni.

     

    (Corriere della Sera, 28/9/987)

    Il Parlamento italiano ha recentemente approvato, il 3 agosto 1998, la Legge n° 269 "Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno dei minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù" con la quale intende colpire non solo i reati realizzati nel nostro Paese, ma anche quelli compiuti da cittadini italiani all’estero

    Art.16 Legge 269-98 1°comma:

    Gli operatori turistici che organizzano viaggi collettivi o individuali in Paesi esteri hanno obbligo, per un periodo non inferiore a 3 anni ...(omissis), di inserire in maniera evidente nei materiali propagandistici, nei programmi o, in mancanza dei primi, nei documenti di viaggio consegnati agli utenti, ...(omissis) la seguente avvertenza: Comunicazione obbligatoria ai sensi della legge n. 269/98: "La legge italiana punisce con la pena della reclusione i reati inerenti alla prostituzione e alla pornografia minorile, anche se gli stessi sono commessi all’estero."

    (www.parlamento.it/parlam/leggi/982691.htm oppure
    Gazzetta Ufficiale n.185 del 10/08/1998)

     

    • La nuova legge permette di colpire chi produce, diffonde e detiene materiale pedo-pornografico anche via Internet. ECPAT-ITALIA, in collaborazione con l’ARCI, sta sviluppando un progetto rivolto al mondo di Internet, "Per Una Rete a Misura di Bambino".

     

    REGOLE ELEMENTARI PER I GIOVANI NAVIGATORI

    — non dare a nessuno la tua password, neanche al tuo miglior amico;

    — non inviare a nessuno la tua foto, numero di carta di credito o dati bancari dei tuoi genitori, indirizzi di casa/scuola o numero telefonico;

    — non frequentare una chat-room e non partecipare ad una conferenza se qualcuno dice o scrive qualcosa di strano o preoccupante; in ogni caso parlane sempre con i tuoi genitori;

    — non rispondere a e-mail o messaggi allusivi o indecenti; se ti capita di notare linguaggi volgari parlane sempre con i tuoi genitori;

    — ricordati che le offerte troppo belle probabilmente non sono mai vere.

      (www.cambio.it/ecpat)

Articolo 35

Gli Stati parti devono prendere ogni misura appropriata su piano nazionale, bilaterale e multilaterate per prevenire il rapimento, la vendita o il traffico di fanciulli a qualsiasi fine o sotto qualunque forma.

Gli Stati parti devono proteggere il fanciullo contro ogni forma di sfruttamento pregiudizievole a qualsiasi aspetto del suo benessere.

 
  • Un milione di bambini tessono tappeti su decine di migliaia di telai sparsi tra il Pakistan, l’India e il Nepal. Antiche ditte di esportazione si rivolgono a intermediari locali che a loro volta girano l’ordine ai proprietari di telai. Tutti vogliono guadagnare rifacendosi sui dipendenti finali che spesso sono bambini: preferiti non solo per via delle piccole dita molto adatte ad annodare piccolissimi nodi, ma anche perché più docili e indifesi. I bambini non hanno scelta. Prelevati da lontani villaggi con la corresponsione di un anticipo a poverissimi genitori, vengono imprigionati in stanze anguste, con poca luce, a rovinarsi ossa e vista dietro un telaio annodando lana su fili ben tesi, dormendo poi nello stesso locale in mezzo a polvere, nutriti male. Quando si tagliano, la ferita viene bruciata con un fiammifero per non sporcare i tappeti con il loro sangue.

(fonte: Mani Tese)

Articolo 37

Gli Stati parti s'impegnano a garantire che:

  1. nessun fanciullo sia soggetto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti; né la pena capitale, né l'ergastolo senza possibilità di liberazione debbano venire irrogate per reati commessi da persone in età inferiore ai 18 anni;
  2. nessun fanciullo debba essere privato della sua libertà illegalmente o arbitrariamente. L'arresto, la detenzione o l'imprigionamento di un fanciullo devono venire utilizzati esclusivamente come misura estrema, e per il periodo più breve possibile;
  3. qualsiasi fanciullo privato della libertà debba essere trattato con umanità e rispetto per la dignità umana, e secondo modalità che tengano conto delle persone della sua età. In particolare qualsiasi fanciullo privato della libertà deve essere detenuto separato dagli adulti, a meno che la soluzione contraria non sia considerata preferibile nell'interesse superiore del fanciullo, e deve avere il diritto di mantenere i contatti con la propria famiglia attraverso corrispondenza e visite, salvo circostanze particolari;
  4. qualsiasi fanciullo privato della libertà debba avere il diritto di potersi prontamente avvalere dell'assistenza legale o di qualsiasi altra natura, nonché del diritto di contestare la legittimità di tale privazione di libertà davanti ad un tribunale o un'altra autorità competente, indipendente e imparziale, e il diritto ad una rapida decisione sul suo caso.
     
      Washington, 15 ottobre ’98 - Il giovane nero Dwayne Allen Wright, condannato per aver ucciso una donna quando aveva appena 17 anni, è stato messo a morte ieri negli Stati Uniti con una iniezione letale in un penitenziario della Virginia. È la prima persona giustiziata nei tempi moderni per un delitto commesso quando era ancora minorenne.... La stessa sorte toccata ieri a Dwayne Allen Wright potrebbe toccare ad altri 70 minori detenuti nel braccio della morte di 15 Stati americani, la maggior parte di loro in Texas.

    (fonte: Ansa-Reuters)

    • Gli standard internazionali per i diritti umani e i trattati internazionali proibiscono l’esecuzione di minori di 18 anni al momento del reato. Dal 1990 Amnesty International ha registrato esecuzioni di minorenni in 5 paesi: Iran, Nigeria, Pakistan, Arabia Saudita e Stati Uniti. Il caso degli Stati Uniti è emblematico: 12 Stati detengono persone minorenni all'epoca del reato nei bracci della morte e dal 1985 5 di essi ne hanno giustiziati 9; alla fine del 1996, almeno 47 minorenni al momento del reato si trovavano ancora nel braccio della morte in 15 Stati.

    (fonte: Amnesty International)

Articolo 38

  1. Gli Stati parti s'impegnano a rispettare ed a garantire il rispetto delle norme di diritto internazionale umanitario, applicabili nei casi di conflitto armato e la cui tutela si estenda ai fanciulli.

  2. Gli Stati parti devono adottare ogni possibile misura per garantire che nessuna persona in età inferiore ai 15 anni prenda direttamente parte alle ostilità.

  3. Gli Stati parti devono astenersi dal reclutare nelle forze armate qualsiasi persona che non abbia compiuto il 15mo anno di età ma non ancora il 18mo, gli Stati parti si sforzeranno di dare la precedenza ai più anziani.

  4. In conformità all'obbligo che loro incombe in virtù del diritto internazionale, di proteggere la popolazione civile durante i conflitti armati, gli Stati parti devono prendere ogni possibile misura per garantire cura e protezione ai fanciulli colpiti da un conflitto armato.
     
      • Secondo le più recenti stime, più di 300.000 bambini-soldato stanno combattendo in conflitti armati in tutto il mondo e molte centinaia di migliaia sono membri di forze armate che possono essere inviate in combattimento in qualsiasi momento. La definizione bambino-soldato intende qualsiasi persona sotto i 18 anni che fa parte di una forza armata regolare o irregolare, comprendendo anche coloro con funzioni di supporto come cuochi, portantini, messaggeri ecc...
    Sebbene l’età minima consentita attualmente per il reclutamen-to sia di 15 anni, in alcuni paesi questo avviene a partire dai 10 anni e, purtroppo, talvolta anche prima (...) spesso i ragazzi si arruolano come "volontari" nella speranza di trovare cibo e protezione. L’utilizzo di bambini-soldato non deve trovar posto in una società civile e deve essere fermato

    (Simposio sul Reclutamento dei Bambini nelle Forze Armate- Unicef-Cape Town 30 Aprile 97- www.rb.se
    Campagna Internazionalele contro l’utilizzo dei Bambini-soldato- Amnesty Int. Ginevra 30 Giugno 1998-www.amnesty.org)

Articolo 39

Gli Stati parti adotteranno ogni appropriata misura al fine di assicurare il recupero fisico e psicologico ed il reinserimento sociale di un fanciullo vittima di qualsiasi forma di negligenza, di sfruttamento o di sevizie, di tortura o di qualsiasi altra forma di trattamento o punizione crudele, inumana o degradante, o di conflitto armato. Tale recupero e reinserimento avrà luogo in un ambiente che favorisca la salute, il rispetto di sé e la dignità del fanciullo.

Articolo 40

  1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo accusato e riconosciuto colpevole di aver violato la legge penale ad essere trattato in un modo che risulti atto a promuovere il suo senso di dignità e valore, che rafforzi il suo rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali altrui, e che tenga conto della sua età, nonché dell'esigenza di facilitare il suo reinserimento nella società e di fargli assumere un ruolo costruttivo in seno a quest'ultima.

  2. A tal fine, e tenuto conto delle pertinenti disposizioni degli strumenti internazionali, gli Stati parti devono garantire in particolare che:

    a) nessun fanciullo sia perseguito, accusato o riconosciuto colpevole di aver infranto la legge penale a causa di atti o omissioni che non erano proibiti dal diritto nazionale o internazionale nel momento in cui furono commessi;

    b) qualsiasi fanciullo sospetto o accusato di aver infranto la legge abbia almeno le seguenti garanzie:

    I essere considerato innocente fino a che la sua colpevolezza non sia stata legalmente provata;

    II essere sollecitamente e direttamente informato delle accuse a suo carico, o all'occorrenza, tramite i suoi genitori o tutori, ed avere l'assistenza legale o di altra natura nella preparazione e presentazione della sua difesa;

    III avere la propria causa istruita senza indugi da un organo giudiziario o da un'autorità competente, indipendente e imparziale, in un'udienza equa e conforme alla legge, in presenza del legale o con altra adeguata assistenza, a meno che ciò non sia considerato contrario all'interesse superiore del fanciullo, in particolare in ragione della sua età o condizione, nonché di quella dei suoi genitori o tutori;

    IV non essere obbligato a testimoniare o a confessarsi colpevole, interrogare o far interrogare i testimoni a carico, ed ottenere la comparizione e la deposizione dei testimoni a discarico, in condizioni di uguaglianza;

    V se considerato colpevole di aver infranto la legge penale, presentare appello contro tale pronunciamento e qualsiasi provvedimento ad esso conseguente presso un'istanza giuridica o a un'attività competente, indipendente e imparziale di grado più elevato come stabilito dalla legge;

    VI avvalersi dell'assistenza gratuita di un interprete, qualora non sia in grado di parlare o di comprendere la lingua utilizzata;

    VII avere il pieno rispetto della sua "privacy" in tutte le fasi del procedimento.

  3. Gli Stati parti devono cercare di promuovere l'adozione di leggi, procedure, l'insediamento di autorità e di istituzioni riguardanti in modo specifico i fanciulli perseguiti o accusati o riconosciuti colpevoli di aver infranto la legge penale, e in particolare s'impegneranno a:

    a) fissare un'età minima al di sotto della quale i fanciulli devono essere considerati non capaci di infrangere la legge penale;

    b) adottare misure, ogniqualvolta risulti possibile ed auspicabile, per trattare i casi di tali fanciulli senza far ricorso a procedimenti giudiziari, a condizione che il diritto umano e le garanzie legali siano pienamente rispettati.

  4. Saranno previste norme relative alla tutela, all'orientamento e alla supervisione, alla consulenza, all'affidamento familiare, a programmi di formazione educativa generale, professionale nonché a soluzioni alternative al trattamento istituzionale, al fine di garantire che i fanciulli vengano trattati in modo adeguato al loro benessere e proporzionato sia alla loro specifica condizione sia al reato commesso.

 

 

Articolo 41

Nessuna disposizione di questa Convenzione pregiudicherà il dettato di qualsiasi normativa che risulti più favorevole alla realizzazione dei diritti del fanciullo e che sia contenuta:

  1. nella legislazione di uno Stato parte, oppure
  2. nel diritto internazionale in vigore in quello Stato.

 

PARTE SECONDA

Articolo 42

Gli Stati parti si impegnano a far conoscere diffusamente i principi e le norme della Convenzione, in modo attivo ed adeguato, tanto agli adulti quanto ai fanciulli.

Articolo 43

  1. Al fine di esaminare i progressi compiuti dagli Stati parti nella realizzazione degli obblighi da essi contratti in virtù della presente Convenzione, sarà istituito un Comitato sui diritti del fanciullo, che svolgerà le funzioni qui sotto indicate.
  2. Il Comitato sarà composto di 10 esperti di alta qualità morale e riconosciuta competenza nel campo disciplinato dalla presente Convenzione. I membri del Comitato saranno eletti dagli Stati parti tra i loro cittadini ed agiranno a titolo personale, tenuto conto di un'equa ripartizione geografica nonché dei principali ordinamenti giuridici.
  3. I membri del Comitato saranno eletti a scrutinio segreto sulla base di una lista di persone designate dagli Stati parti.

Ciascuno Stato parte può designare una persona tra i suoi cittadini.

  1. La prima elezione dei membri del Comitato avrà luogo non oltre 6 mesi a partire dalla data di entrata in vigore della presente Convenzione e successivamente ogni due anni. Almeno quattro mesi dalla data di ciascuna elezione, il Segretario generale delle Nazioni Unite invierà una lettera agli Stati parti con l'invito a sottoporgli i rispettivi nominativi entro due mesi. Il Segretario generale preparerà quindi una lista in ordine alfabetico delle persone designate con l'indicazione degli Stati parti che le hanno designate e la sottoporrà agli Stati parti della Convenzione.
  2. L'elezione sarà effettuata nel corso di una riunione degli Stati parti convocata dal Segretario generale nella sede delle Nazioni Unite. Alla riunione, per la validità della quale si richiede il quorum dei due terzi degli Stati parti, risulteranno elette quelle persone che avranno ottenuto il più alto numero di voti e la maggioranza assoluta dei rappresentanti degli Stati presenti e votanti.
  3. I membri del Comitato saranno eletti per un periodo di quattro anni. Se vengono nuovamente designati, sono rieleggibili. Il mandato di cinque dei membri eletti alla prima elezione scadrà al termine di due anni; immediatamente dopo la prima elezione i nomi di questi cinque membri saranno sorteggiati dal Presidente della riunione.
  4. In caso di morte di un membro del Comitato, o di sue dimissioni, o di suo impedimento ad assolvere il proprio compito per qualsiasi altro motivo, lo Stato parte che ha designato tale membro provvederà a designare un altro esperto tra i propri cittadini fino alla scadenza del rispettivo mandato, su approvazione del Comitato.
  5. Il Comitato adotta il suo regolamento interno.
  6. Il Comitato elegge il suo Ufficio per un periodo di due anni.
  7. Le riunioni del Comitato si terranno normalmente presso la sede delle Nazioni Unite o in qualsiasi altro luogo appropriato deciso dal Comitato. Il Comitato terrà almeno una riunione l'anno. La durata delle sessioni del Comitato è fissata e modificata, se necessario, da una riunione degli Stati parti della presente Convenzione, previa approvazione dell'Assemblea generale.

    10 bis. Il Segretario generale delle Nazioni Unite fornirà il personale necessario ed i locali atti ad assicurare l’efficace adempimento delle funzioni del Comitato ai sensi della presente Convenzione.
  8. Con l'approvazione dell'Assemblea generale, i membri del Comitato istituito ai sensi della presente Convenzione, riceveranno emolumenti prelevati sul bilancio delle Nazioni Unite nelle modalità ed alle condizioni stabilite dall'Assemblea generale oppure Gli Stati parti sono responsabili delle spese dei membri del Comitato nell'adempimento delle loro funzioni.

  9. Gli Stati parti prendono a loro carico le spese relative allo svolgimento delle riunioni degli Stati parti e del Comitato compreso il rimborso alle Nazioni Unite di ogni spesa, quale i costi del personale e dei locali, sostenuta dalle Nazioni Unite ai sensi del paragrafo 10 bis di questo articolo.

Articolo 44

  1. Gli Stati parti s'impegnano a sottoporre al Comitato, tramite il Segretario generale delle Nazioni Unite, rapporto sulle misure da essi adottate per applicare i diritti riconosciuti nella presente Convenzione e sui progressi compiuti nella realizzazione di questi diritti:

    a) entro due anni dall'entrata in vigore della presente Convenzione per gli Stati parti interessati;

    b) successivamente ogni cinque anni.

  2. I rapporti redatti in base a questo articolo indicheranno i fattori e le eventuali difficoltà che impediscano agli Stati parti di assolvere pienamente gli obblighi previsti nella presente Convenzione. I rapporti devono anche contenere informazioni sufficienti che consentano al Comitato di avere un'idea precisa in merito all'attuazione della Convenzione in quel paese.

  3. Lo Stato parte che abbia presentato un rapporto iniziale completo non è tenuto nei successivi rapporti, trasmessi ai sensi del paragrafo 1/b, a ripetere le informazioni di base precedentemente fornite.

  4. Il Comitato può richiedere agli Stati parti ogni ulteriore informazione relativa all'applicazione della Convenzione.

  5. Il Comitato sottoporrà all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite il Consiglio economico e sociale, ogni due anni, rapporti sulle proprie attività.

  6. Gli Stati parti s'impegneranno a garantire un'ampia diffusione ai loro rapporti nel proprio paese.

Articolo 45

Allo scopo di promuovere l’effettiva applicazione della Convenzione e di incoraggiare la cooperazione internazionale nel campo disciplinato della Convenzione medesima:

  1. Le agenzie specializzate, l'UNICEF ed altri organismi delle Nazioni Unite hanno il diritto di farsi rappresentare in occasione dell'esame dell'applicazione delle disposizioni della presente Convenzione facenti capo al loro mandato. Il Comitato può invitare le agenzie specializzate, l'UNICEF e qualsiasi altro organismo competente che riterrà appropriato a fornire pareri sull'applicazione della Convenzione nei settori di rispettiva competenza. Esso può invitare le agenzie specializzate e l'UNICEF a sottoporgli rapporti sull'applicazione della Convenzione nei settori di rispettiva competenza.
  2. Il Comitato trasmette, se lo ritiene opportuno, alle agenzie specializzate, all'UNICEF e ad altri organismi competenti qualsiasi rapporto degli Stati parti che contenga una richiesta o indichi un bisogno di consulenza o di assistenza tecnica sulla base delle osservazioni e dei suggerimenti del Comitato eventualmente espressi su questa richiesta o indicazioni;
  3. Il Comitato può raccomandare all'Assemblea generale di chiedere al Segretario generale di intraprendere a suo nome studi su temi specifici relativi ai diritti del fanciullo;
  4. Il Comitato può formulare suggerimenti e raccomandazioni in ordine generale basati sulle informazioni ricevute a norma degli articoli 44 e 45 della presente Convenzione. Tali suggerimenti e raccomandazioni saranno trasmessi ad ogni Stato parte interessato e sottoposti all'attenzione dell'Assemblea generale unitamente agli eventuali commenti degli Stati parti.

 

PARTE TERZA

La presente Convenzione è aperta alla firma di tutti gli Stati.

Articolo 47

La presente Convenzione è soggetta a ratifica. Gli strumenti di ratifica saranno depositati presso il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.

La presente Convenzione resterà aperta all'adesione di qualsiasi Stato. Gli strumenti di adesione verranno depositati presso il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Articolo 49

  1. La presente Convenzione entrerà in vigore trenta giorni dopo la data del deposito presso il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite del ventesimo strumento di ratifica o di adesione.

  2. Per lo Stato che ratifichi la presente Convenzione o vi aderisca dopo il deposito del ventesimo strumento di ratifica o di adesione, la Convenzione entrerà in vigore trenta giorni dopo il deposito dello strumento di ratifica o di adesione da parte di tale Stato.

Articolo 50

  1. Ogni Stato parte può proporre un emendamento e depositarne il testo presso il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Il Segretario generale comunicherà le proposte di emendamento agli Stati parti, loro lo informeranno se favorevoli alla convocazione di una conferenza degli Stati parti per esaminare dette proposte e metterle ai voti. Qualora nei quattro mesi successivi alla data di tale comunicazione, almeno un terzo degli Stati parti si pronunci a favore di tale conferenza, il Segretario generale convocherà la conferenza sotto gli auspici delle Nazioni Unite. Qualsiasi emendamento adottato dalla maggioranza degli Stati parti presenti e votanti alla conferenza verrà sottoposto all'approvazione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.

  2. Qualsiasi emendamento adottato in conformità al paragrafo 1 di questo articolo entra in vigore una volta approvato dall'Assemblea ed accettato dalla maggioranza dei due terzi degli Stati parti della presente Convenzione.

  3. Dopo la sua entrata in vigore, l’emendamento vincola quegli Stati che lo abbiano accettato, mentre gli altri Stati restano vincolati dalle disposizioni della Convenzione e da qualsiasi emendamento essi abbiano accettato.

Articolo 51

  1. Il Segretario generale riceverà e comunicherà a tutti gli Stati il testo delle riserve apposte dagli Stati al momento della ratifica o dell'adesione.<
  2.  
  3. Non sarà consentita una riserva incompatibile con l'oggetto e gli scopi della presente Convenzione.

  4. Le riserve possono essere ritirate in qualsiasi momento mediante notifica indirizzata al Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, che ne informerà gli Stati parti. Tale notifica avrà effetto alla data in cui sarà stata ricevuta dal Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Articolo 52

Uno Stato parte può denunciare la presente Convenzione mediante notifica scritta al Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. La denuncia avrà effetto un anno dopo la data in cui il Segretario generale ne avrà ricevuto la notifica.

Articolo 53

Il Segretario dell’organizzazione delle Nazioni Unite è il depositario della Convenzione.

Articolo 54

La presente Convenzione, i cui testi in arabo, cinese, francese, inglese, russo e spagnolo fanno ugualmente fede, sarà depositata presso il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.

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Aggiornato il: 22 ottobre 2003