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[Vai all'elenco materiali]Conferenza di Oslo sul lavoro infantile
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La Dichiarazione di Vienna ed il Programma
d’Azione del Vertice Mondiale dei Diritti Umani (1993);
| Il Programma d’Azione della Conferenza del Cairo
su Popolazione e Sviluppo (1994);
| La Dichiarazione e il Programma d’Azione del
Vertice Mondiale di Copenhagen sullo Sviluppo Sociale (1995);
| La Dichiarazione di Pechino e la Piattaforma
d’Azione della Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne (1995);
| La Dichiarazione di Stoccolma e il Piano d’Azione
del Congresso Mondiale contro lo Sfruttamento Commerciale e Sessuale dei
Bambini (1996);
| La Sintesi della Presidenza e le conclusioni della
conferenza di Amsterdam sul Lavoro Infantile (1997);
| La Dichiarazione del Nono Summit SAARC a Malé
(maggio 1997);
| La Dichiarazione di Cartagena sull’Eliminazione
del Lavoro Infantile (maggio 1997);
| Le Raccomandazioni al Vertice dell’OUA ad Harare
(1997); | 1.3 - L’investimento nello sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale dell’infanzia rappresenta un imperativo etico, sociale ed economico per tutte le società. La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia costituisce la cornice giuridica per la promozione e la protezione dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali di tutti i bambini, secondo un approccio integrato. Ciò significa che a tutti i bambini, senza eccezione, deve essere garantita la sopravvivenza, lo sviluppo personale e sociale, nonché l’integrità fisica, psicologica e morale. Significa anche che devono essere adottate speciali misure di protezione per quei bambini che si trovino in situazioni particolarmente difficili. 1.4 - Il lavoro infantile è al tempo stesso conseguenza e causa della povertà. Pertanto le strategie volte alla riduzione e alla eliminazione della povertà devono necessariamente occuparsi di questo problema. Il ricorso al lavoro infantile rallenta la crescita economica e lo sviluppo sociale e rappresenta una flagrante e seria violazione dei diritti umani fondamentali. La relazione tra lavoro infantile e le condizioni sociali del bambino e della sua famiglia dovrebbe essere posta al centro delle politiche di sviluppo sociale sostenibile. L’iniziativa 20/20, che propone ai Paesi sviluppati ed in via di sviluppo (PVS) interessati di investire in media il 20% dei propri fondi di aiuto pubblico allo sviluppo (APS) e dei propri budget nazionali, rispettivamente, in programmi sociali di base quali l’istruzione obbligatoria e l’assistenza sanitaria, può contribuire efficacemente nella battaglia contro il lavoro infantile. I dati parlano chiaro: l’investimento in capitale umano sin della prima infanzia, tramite l’istruzione e la salute, garantisce ad una società maggiori potenzialità di sviluppo economico e sociale. 1.5 - I bambini lavoratori, e le bambine in modo particolare, vivono una condizione di grave pericolo, in quanto il lavoro infantile compromette la salute del bambino, la sua sicurezza ed istruzione, nonché il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale. Le bambine sono specialmente esposte a questi rischi e richiedono, pertanto, speciale attenzione. 1.6 - Una azione efficace contro il lavoro infantile esige impegno politico, la creazione di una ampia coalizione che includa il governo e tutti i settori della società e adeguate risorse. L’obbligo di sviluppare e attuare politiche, leggi, strategie e metodologie rivolte all’eliminazione del lavoro infantile spetta ai governi. Un buon governo può potenziare al massimo i presupposti di una crescita economica giusta e sostenibile, quale strategia per combattere lo sfruttamento dell’infanzia. Bisognerebbe riconoscere al tempo stesso che le azioni preventive costituiscono lo strumento più valido, in termini di rapporto costi-benefici, per l’eliminazione del lavoro infantile. 1.7 - L’istruzione e soprattutto l’istruzione obbligatoria, è uno dei mezzi principali di prevenzione ed eliminazione del lavoro infantile. I bambini esclusi dal sistema scolastico si trovano esposti ad ogni forma di sfruttamento, in particolare quello economico, come appunto il lavoro infantile. I bambini lavoratori, o i potenziali bambini lavoratori, e il flusso di bambini nel mondo del lavoro può essere contrastato predisponendo un sistema di servizio scolastico accessibile e di qualità, universale ed obbligatorio, gratuito per tutti. 1.8 - La cooperazione sul piano internazionale può concorrere alla definizione di standard, alla generale riduzione della povertà, alla migliore valutazione dell’impatto che l’adozione di provvedimenti per combattere il lavoro infantile produce sui bambini e le rispettive famiglie, nella cornice della cooperazione regionale ed internazionale. Essa può inoltre favorire la promozione di impegni mirati alla eliminazione del lavoro infantile. 1.9 - I paesi industrializzati devono adoperarsi con credibilità per raggiungere quanto prima l’obbiettivo concordato nel quadro delle Nazioni Unite di stanziare lo 0,7% del PIL all’aiuto pubblico allo sviluppo (APS), e devono ugualmente attivarsi per un utilizzo più sensato delle risorse esistenti, in stretta cooperazione con i paesi in via di sviluppo. |
2.1 - Il pricipale obiettivo è l’eliminazione del lavoro infantile
2.2 - L’obiettivo è quello di proteggere l’infanzia da ogni sfruttamento economico e dall’esercizio di qualunque lavoro che rischi di essere pericoloso e di interferire con l’istruzione del bambino, o che sia dannoso alla sua salute, nonché al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale.
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Aggiornato il: 22 ottobre 2003 |