Se sarà guerra
sarà un crimine contro l’umanità
L’Ultimatum
pronunciato dal Presidente degli Stati Uniti, George Bush, conferma il grande
isolamento internazionale in cui sono precipitati i signori della guerra.
La guerra angloamericana contro l’Iraq non ha ottenuto l’autorizzazione
dell’Onu, non ha il sostegno della maggioranza del popolo americano e incontra
l’opposizione di quasi tutto il mondo. Un fatto estremamente importante che
purtroppo non basterà a salvare centinaia di migliaia di vite umane ma che
rende ancora più evidente la gravità della decisione del Governo degli Stati
Uniti e dei suoi alleati.
La guerra contro l’Iraq non c’entra nulla con la giusta lotta al terrorismo o
con la distruzione delle armi di distruzioni di massa. Il regime di Saddam
Hussein va combattuto come vanno combattuti tutti i sistemi dittatoriali e
antidemocratici. I loro popoli vanno sostenuti perché, con l’aiuto della
comunità internazionale, possano conquistare i propri legittimi diritti di
giustizia e libertà.
La guerra contro l’Iraq deve essere considerata per quello che è: una chiara
violazione della legalità internazionale. Dunque un atto illegale, illegittimo,
vietato dalla Carta delle Nazioni Unite e dal diritto internazionale, un
crimine contro l’umanità.
Tutti i responsabili di “crimini contro l’umanità” e di grandi violazioni dei
diritti umani devono essere perseguiti dalla coscienza dell’umanità e dalla
giustizia penale internazionale che da oggi dispone del Tribunale Penale
Internazionale.
Oggi, ciascuno ha la possibilità di scegliere: sostenere supinamente questi
“atti criminali”, questo “omicidio in grande” che sta per travolgere l’Iraq e
farsi complice degli assassini oppure innalzare la propria voce di condanna e
mettere la propria vita al servizio della pace.
Ognuno si assuma le proprie responsabilità. A cominciare da coloro che hanno
assunto la responsabilità di guidare il nostro paese. Un chiaro e forte “no
alla guerra” dell’Italia avrebbe potuto impedire questa tragedia. Ma il governo
ha venduto la sua anima e il nostro Paese al demonio.
Ognuno si assuma le proprie responsabilità. Non chiediamo agli altri cosa hanno
fatto: domandiamoci cosa abbiamo fatto noi per evitare che tutto questo potesse
accadere. Solo il risveglio e la ribellione delle coscienze potrà contrastare
il male profondo che sta dilagando nel mondo.
In queste ore cariche di angoscia e di terrore ci stringiamo attorno alle
vittime della follia: non siamo riusciti a salvarvi. Non ci resta che sederci
al vostro fianco, in attesa che il risveglio della coscienza dell’umanità metta
fine alle vostre immani sofferenze. Non vi lasceremo soli.
Da domani riprenderemo il nostro impegno per ripristinare il diritto e la
legalità internazionale, per rafforzare e rilanciare l’Organizzazione delle
Nazioni Unite, quale centro della governabilità mondiale e per costruire
un’Europa determinata a farsi strumento di pace e di giustizia nel mondo.
Flavio Lotti, Coordinatore nazionale della Tavola della pace
Perugia, 18 marzo 2003