Il difficile
multiculturalismo
dell'America Latina
di Rigoberta
Menchu
Premio Nobel per la Pace 1992 e ambasciatrice Unesco
In America Latina il concetto di
società multiculturale assume connotazioni diverse da regione a regione.
Significa cose diverse a seconda che venga utilizzato a Buenos Aires o in città
come Quito, Lima, Quetzaltenango, Oaxaca, La Paz.
La cultura che si è sviluppata Buenos Aires è soprattutto di
origine e caratteristiche europee e ha prodotto un’identità locale cui hanno
contribuito italiani, spagnoli, francesi, inglesi con un alto indice di rispetto
reciproco. Va detto che fra i costi di tale identità vanno annoverati
l’eliminazione delle popolazioni originarie della regione – delle cui
identità non rimane nulla – e la segregazione di altre importanti popolazioni
immigrate quali i boliviani e i paraguaiani.
Mosaico
Le altre città sopra menzionate mostrano invece un
mosaico socio-culturale profondamente caratterizzato dalla presenza di diverse
comunità indigene. Un dialogo interculturale, se così lo possiamo chiamare, si
è sviluppato fra queste comunità e i settori meticcio (mestizo) e/o creolo che
hanno usurpato le principali posizioni di potere a livello locale.
In entrambi i casi è possibile parlare di società multiculturali
dal momento che è evidente che coesistono comunità con diverse origini
culturali, a prescindere dai loro rapporti. Sia che siano recenti, sia che
abbiano origine remota, i pesi, i traumi e le complesse eredità della storia
vengono riprodotte nelle relazioni interculturali quotidiane delle nostre società.
Anche nel migliore dei casi, il riconoscimento di elementi
culturali indigeni da parte della comunità meticcia, o la celebrazione di
festività ed eventi non vanno aldilà degli aspetti folkloristici o formali,
riproducendo l’etnocentrismo e le relazioni di potere, tipiche del regime
coloniale, acquisite dalle nazioni latinoamericane con l’indipendenza. Ne
consegue che il concetto di interculturalità, a differenza di quello di
multiculturalità, contiene inevitabilmente componenti valoriali, relazionali e
ideologiche.
L’interculturalità ha a che vedere con il grado di verticalità
o orizzontalità inerenti al dialogo e alle relazioni fra i popoli e le loro
culture nelle nostre società pluraliste che riconoscono il diritto di tutti a
difendere e a coltivare le proprie tradizioni e particolari visioni del mondo
nel totale rispetto reciproco. Le condizioni delle relazioni interculturali
hanno spesso provocato violenza contro le popolazioni indigene, dai massacri,
genocidi, umiliazioni, marginalizzazione, prevaricazioni, aggressioni fisiche e
morali, sfruttamento economico, lavoro minorile e schiavitù sessuale fino alla
compassione e al paternalismo che negano la dignità umana e mettono in luce la
profonda ignoranza dell’occidente rispetto alle culture indigene, dalle quali
ci sarebbe molto da apprendere.
Nei fatti, le tradizioni delle popolazioni indigene hanno mostrato
maggior vigore e coerenza non solo nell’organizzazione della coesistenza
sociale con più equità e solidarietà, ma anche nel garantire armonia fra
l’uomo, la comunità e la natura in modo più rispettoso e sostenibile.
Equilibrio di potere
Quando prendiamo in considerazione quale tipo di
amministrazione pubblica sarebbe appropriata per società multiculturali,
dobbiamo partire dalla constatazione che bisogna ricostruirle con un equilibrio
di potere più orizzontale e rispettoso, nonchè riconoscere l’importante
apporto che può venire dalle nostre culture. Rispetto al primo punto, è chiaro
che né le condizioni del mercato, né l’inerzia dell’attuale situazione può
generare spontaneamente l’equilibrio desiderato. Perciò è necessario
definire politiche pubbliche pertinenti che affrontino i cambiamenti necessari a
breve, medio e lungo termine e che definiscano compiti, responsabilità, attori
e risorse necessari a realizzare questi cambiamenti.
Responsabilità pubblica
Il secondo aspetto riguarda l’apertura delle
istituzioni della società. In questo caso non è sufficiente riconoscere,
capire e applicare creativamente le molte lezioni contenute nelle concezioni del
mondo delle nostre popolazioni e nel loro modo di affrontare le cose. In
entrambi i casi stiamo parlando di sistemi di valori che vanno scoperti e capiti
positivamente, evitando i pregiudizi.
A questo proposito non sono sufficienti gli sforzi istituzionali,
per quanto importanti, a meno che non sia l’intera società ad affrontare e
trasformare in realtà questa sfida. Non basta consultarci ogni tanto per votare
o invitarci a partecipare a forum e organizzazioni che diluiscono le nostre voci
in un mare di burocrazia.
Ciò di cui abbiamo bisogno e l’allargamento e
l’approfondimento delle strutture della partecipazione e dei meccanismi della
democrazia latinoamericana. E’ una questione urgente quanto la riforma della
scuola e dei media. Il denominatore comune a questi compiti è la responsabilità
pubblica, sia istituzionale, sia sociale.
(Intervento ripreso dal dossier "Communications" del mensile
Terra Viva, edito dal Centro Nord-Sud del Consiglio d’Europa e da IPS,
www.nscentre.org/tvmonthly/)