Rigoberta Menchú è nata nel 1959 presso l'aldea di Chimel, nel municipio
di San Miguel de Uspantàn, nel dipartimento del Quichè situato nel Nord ovest
del Guatemala.
Il padre Vicente Menchú muore il 31 Gennaio 1980 nel tragico rogo
dell'ambasciata di Spagna a Città del Guatemala, assieme al figlio e ad altri
suoi compagni, durante una pacifica occupazione volta a richiamare l'attenzione
internazionale sulle arbitrarie espropriazione delle terre e sull'oppressione
governativa.
Questo non fu che uno degli episodi di violenza che hanno segnato la vita della
famiglia e della comunità di Rigoberta e, come lei stessa ci tiene a
specificare, "nella mia vicenda personale è racchiusa la condizione di
tutto un popolo".
Nel 1983 esce, a Parigi dove si era rifugiata per sfuggire alle persecuzioni
perpetrate dai militari, il libro redatto da Elisabeth Burgos "Mi chiamo
Rigoberta Menchú", che genera forte commozione in tutto il mondo e
consente a Rigoberta di conseguire degli appoggi per la lotta del suo popolo.
La sua azione, ferma e misurata, le vale numerosi riconoscimenti fino al
conseguimento del Premio Nobel per la Pace nel 1992. Con il danaro ricevuto in
quell'occasione Rigoberta istituisce un fondo intitolato a suo padre col quale
finanzia la sua ed altrui attività in favore della popolazione indigena
guatemalteca e per sostenere le cause delle popolazioni indigene più in
generale, attività che compie spostandosi in tutto il mondo e parlando in
numerosi consessi, da piccole assemblee cittadine fino al Consiglio Generale
delle Nazioni Unite.
Anche grazie alla sua opera, e a quella di quanti l'hanno sostenuta, il
Guatemala è il primo vero esempio di pacificazione, dimostrando che la
resistenza sviluppata con un paziente lavoro di formazione delle coscienze è
superiore alla mera lotta armata.
Testo tratto da www.peacelink.it