Le prime manifestazioni delle culture autoctone appaiono associate alla vita di piccoli villaggi agricoli ubicati sulle coste del Pacifico, dalle terre dell'Altopiano alle terre basse del Pèten.
Splendore della civiltà Maya, che si manifesta attraverso il dominio di tecniche agricole molto sviluppate: canali d'irrigazione, terrazze artificiali. Estensione del potere politico-religioso, sviluppo di reti di commercio a grande distanza e conseguente influenza tra diverse culture.
Questo periodo si caratterizzò per profondi cambiamenti nell'organizzazione politica e sociale; si evidenziò il predominio dell'organizzazione militare su quella religiosa. Le città ubicate in terreni piani, ora vengono spostate in luoghi poco accessibili e protetti da barriere naturali.
Nel 1523 Pedro de Alvaredo, luogotenente di Cortès, proveniente dal
Messico al comando di 300 soldati spagnoli, inizia la conquista del territorio
maya, con saccheggio della terra conquistata. Nel 1524 viene fondata la città di
Santiago de los Caballeros de Guatemala.
Nel 1542 la corona spagnola edifica
una complessa struttura amministrativa promulgando le Ordenanzas de Barcelona o
Nueva Leyes che crearono le Reales Audiencias (domini reali) sotto il dominio
spagnolo. Di fatto, la conquista spagnola ha cercato in tutti i modi, senza
riuscirvi, di porre fine alla civiltà ed alla cultura Maya.
Gli indigeni sono
sfruttati al limite delle loro forze e subiscono una decimazione che li porta
vicini alla scomparsa totale.
15 settembre 1821: prima dichiarazione d'indipendenza. Il risveglio nazionalista, ad opera soprattutto dei creoli, porta il Guatemala all'indipendenza dal dominio spagnolo, costituendo uno stato nobiliare. Lo sfruttamento degli indigeni è continuato però anche dopo l'indipendenza, per il susseguirsi di governi rappresentativi solo della minoranza ladina nelle cui mani erano e sono concentrate le ricchezze del Guatemala.
1 luglio 1823: firma dell'indipendenza assoluta dalla dominazione spagnola, si forma la prima Assemblea Costituente Nazionale.
Il 22 novembre 1824 c'è la formazione dello Stato Federale Centroamericano con Honduras, Costa Rica, El Salvador, Nicaragua e Guatemala (sede della capitale). Nei mesi successivi scoppia una guerra civile causata dalla contrapposizione liberali-conservatori che portava il presidente della Federazione a chiudere il Congresso. Gli stati dell'Honduras e del Nicaragua, come protesta al sopruso, dichiarano guerra al governo federale; il 13 aprile 1829 si conclude la guerra civile con la presa di Città del Guatemala da parte del generale Francisco Morazàn (capo dell'esercito ribelle).
Morazàn, eletto presidente della Federazione, governa in un clima di separatismo diffuso, nel 1833 sposta la capitale dal Guatemala a El Salvador. Nel 1838 il Congresso federale emana un decreto con il quale si autorizzano gli Stati a governarsi autonomamente. A cavallo tra il 1800 ed il 1900 molto ha influito la politica estera degli Stati Uniti. Si insedia nel paese il capitale statunitense che assume il controllo dell'economia (piantagioni, centrali elettriche, ferrovie, ecc.) e si costituisce la multinazionale United Fruit Company.
La repubblica del Guatemala è governata quasi esclusivamente dal 1838
al 1871 dal partito conservatore, questo periodo è conosciuto con nome di
"Governo dei 30 anni". La rivoluzione liberale, che parte dal 1871 ed ha il suo
maggior esponente in Justo Rufibo Barrios, apre il paese alla modernizzazione e
promuove uno sviluppo senza precedenti nell'economia guatemalteca. Tuttavia si
aggravano ulteriormente le condizioni di vita degli indigeni, ai quali sono
tolte le terre coltivate comunitariamente a profitto di grandi proprietari
agricoli, Dal 1871 la Chiesa subisce feroci persecuzioni dai liberali, i
religiosi sono espulsi dal paese, vengono distrutti i catechismi nelle varie
lingue indigene, viene abolito l'insegnamento della religione nelle scuole, cono
confiscati i beni ecclesiastici, chiusi i seminari.
Seguono 50 anni di feroci
dittature: Cabrera, Ubico, che sfociano nella grande rivoluzione democratica del
1944.
In questo decennio si hanno dei governi di stampo progressista, prima con Juan Josè Arevalo e poi con Jacobo Arbenz, che varano una serie di riforme improntate ad una maggior giustizia sociale nel Paese (legalizzano le attività politiche e sindacali, concedono la libertà di stampa e di voto) e viene realizzata una parziale riforma agraria che tocca solo il 16% della proprietà privata ma colpisce gli interessi della multinazionale statunitense United Fruit.
Pronta è la reazione promossa dagli Stati Uniti: la CIA arma un esercito di mercenari che al comando del colonnello Castillo Armas nel 1954, appoggiato dall'oligarchia locale e da una parte dell'esercito, con un colpo di stato abbatte il governo di Arbenz, ponendo fine ad un'esperienza politica che aveva suscitato grandi speranze. Da questo momento è un susseguirsi di dittature per lo più militari che eliminano gran parte delle riforme, cominciando da quella agraria, e controllano lo scontento con sanguinose repressioni, uccisioni, torture.
La guerriglia compare in Guatemala nel 1960; dopo un tentativo di
golpe gli insorti rifugiatesi nelle montagne danno vita al MR13 (movimento
rivoluzionario 13 novembre). Due anni dopo nasce l'organizzazione guerrigliera
Forze Armate Ribelli (FAR).
La guerriglia in Guatemala non nasce da
motivazioni ideologiche, ma dal malcontento nei confronti di un regime corrotto,
l'origine del conflitto va ricercata nella situazione di violenza, corruzione,
fame, sfruttamento e mancanza di rispetto della vita umana. Nei primi degli anni
settanta nasce nella Sierra Madre l'Organizzazione Rivoluzionaria del Popolo in
Armi (ORPA) e nel'Ixcàn l'Esercito Guerrigliero dei Poveri (EGP).
Il grande terremoto del 1976 apre il Guatemala ad aiuti e presenze straniere che sviluppano un'azione di denuncia e coscientizzazione.
Nel 1978 nasce il Comité de Unidad Campesina (CUC) che si propone l'integrazione degli indigeni nella lotta politica, mentre il Fronte Democratico contro la repressione (FDR) raggruppa sindacati operai e contadini, organizzazioni indigene e femminili, comitati di quartiere.
Nel marzo 1979 prende il potere con la forza il generale Lucas García che instaura un regime molto forte con grandi repressioni.
Il 31 gennaio 1980 un gruppo di manifestanti occupa pacificamente l'ambasciata spagnola, dopo aver inutilmente chiesto un incontro con il presidente della Repubblica per denunciare la feroce repressione in atto nel Quiché; la polizia incendia l'edificio. Nel rogo periscono tutti i manifestanti e gli addetti all'ambasciata. Dopo questo episodio gli indigeni entrano nella guerriglia.
Gli anni ottanta sono caratterizzati da una feroce
repressione.
García viene abbattuto nel marzo 1982 dal generale Ríos Montt,
che dopo aver fatto balenare un programma di riforme e di pacificazione,
sviluppa una strategia di repressioni mirate e pianificate, villaggi distrutti e
raccolti bruciati. L'esercito crea i "Poli di sviluppo" ed i "Villaggi Modello"
dove una notevole parte della popolazione contadina viene concentrata per essere
controllata. Vengono costituite inoltre le PAC (pattuglie di autodifesa civile)
reclutate in buona parte forzosamente tra i contadini, con compiti paramilitari
e di controllo territoriale e sulle popolazioni. Le difficili condizioni fanno
sì che nel febbraio 1982 le principali organizzazioni dell'opposizione armata si
riuniscano nell'Unità Rivoluzionaria Nazionale Guatemalteca (UNRG), dandosi un
programma comune per l'affrancamento del paese dalla dittatura e per la
democratizzazione, che, con alterna fortuna, porta avanti un'azione di
guerriglia fino alla firma degli accordi di pace. L'esercito lancia una forte
offensiva contro la guerriglia colpendo con ferocia le comunità contadine,
supposte basi sociali del movimento armato. Numerosissimi villaggi vengono
distrutti, la popolazione per sfuggire ai massacri è obbligata a rifugiarsi nei
paesi vicini (soprattutto Messico): è la politica della terra bruciata. Un nuovo
colpo di stato militare effettuato dal generale Mejia Víctores depone Ríos Montt
nell'agosto 1983, senza però che la situazione cambi. Nel 1983 intervengono le
Nazioni Unite condannando il governo militare per gli eccidi commessi. Nel 1984
sotto le pressioni delle istituzioni internazionali e di molti paesi che
minacciano di interrompere gli aiuti economici, il governo militare decide di
riaprire ai civili. Nel mese di luglio indice le elezioni di un'Assemblea
Costituente facendole però ratificare da una costituzione già stilata. Viene
emanato un decreto che assicura l'amnistia a tutti gli appartenenti alle forze
armate che si siano resi colpevoli di reati contro i diritti umani durante gli
ultimi governi militari.
Nel dicembre 1985 vengono indette le elezioni, sostanzialmente libere anche se la partecipazione è solo del 31%, che portano alla presidenza nel gennaio 1986 l'avvocato Vinicio Cerezo. I cinque anni della sua presidenza danno risultati completamente negativi, tutti i grandi problemi del paese rimangono quasi completamente irrisolti. Le campagne dell'esercito contro la guerriglia continuano sistematiche come pure le repressioni nei confronti della popolazione contadina. Nell'agosto 1987 a Esquipulas si costituisce la Commissione Nazionale di Riconciliazione (CNR), una delegazione della stessa incontra a Madrid una delegazione dell'URNG per un primo contatto in vista dell'avvio di trattative per la pace, ma l'iniziativa viene bloccata da un intervento diretto del comando dell'esercito. Nel marzo 1990 un nuovo incontro a Oslo permette di definire le condizioni per arrivare ad un contatto diretto tra governo e guerriglia.
Le elezioni presidenziali del gennaio 1991 vedono la vittoria di Jorge Serrano Elias. Impone una politica economica che, pur conseguendo alcuni risultati per il risanamento dei conti dello stato, peggiora ulteriormente le condizioni di vita della grandissima maggioranza della popolazione e nel campo dei diritti umani non si verificano miglioramenti. I negoziati di pace con la guerriglia, iniziati nella prima parte del 1990, proseguono stancamente, governo ed esercito puntano al puro e semplice disarmo della guerriglia.
Una spinta importante al processo di pacificazione viene data dal conferimento del premio Nobel per la pace 1992 a Rigoberta Menchú Tum, indigena guatemalteca dirigente del Comitato di Unità Contadina (CUC) una delle maggiori organizzazioni popolari. Nel maggio 1993 Serrano Elías tenta la soluzione dell'autogolpe con l'appoggio del ministro della difesa García Samayoa. La condanna del golpe è subito unanime. Serrano Elías deve riparare all'estero ed il 6 giugno 1993 il parlamento nomina alla presidenza il procuratore dei diritti umani Ramiro Leòn Carpio. Il paese rimane comunque in mano ai militari, con un forte incremento della repressione e delle violazioni dei diritti umani, si inaspriscono i problemi legati al ritorno dei rifugiati all'estero e delle Comunità di Popolazioni in Resistenza (CPR).
Le elezioni del parlamento danno la maggioranza relativa alla formazione politica di destra del generale Ríos Montt che viene eletto presidente del Congresso. All'inizio del 1994 la pressione internazionale ha rilanciato le trattative di pace tra governo e guerriglia che da molto tempo si trascinavano senza esito. Il 10 gennaio 1994 si firma in Messico un accordo per la ripresa delle trattative con l'URNG mentre si sancisce il rispetto della convenzione di Oslo ed il riconoscimento degli accordi parziali sino ad allora raggiunti. Si firma un primo accordo in Messico il 22 marzo 1994, un secondo ad Oslo il 24 giugno dello stesso anno ed un terzo nuovamente ad Oslo poco tempo dopo. Il 31 marzo 1995 in Messico si firma un accordo sull'identità e sui diritti dei popoli indigeni che apre la strada per fare del Guatemala uno stato multietnico e multiculturale.
Il 7 gennaio 1996 Alvaro Arzú, ricco imprenditore, uomo della destra moderata, vince il secondo turno delle elezioni presidenziali in Guatemala. Poco dopo l'insediamento mette a riposo un gran numero di generali e colonnelli dell'esercito e nomina due generali leaders dell'ala costituzionalista ai posti chiave di Ministro della Difesa e Ispettore Generale dell'Esercito. Intanto a Roma, presso la Comunità di S. Egidio, avviene un incontro tra Rodolfo Mendoza (ministro dell'Interno del Guatemala) e Gustavo Porras (presidente la delegazione del governo per i negoziati di pace) con esponenti della guerriglia. Si ha un rilancio delle trattative di pace che riprendono con l'impegno di arrivare alla firma conclusiva entro il 1996. Il comando dell'URNG annuncia l'interruzione di ogni attività bellica da parte della guerriglia e il Presidente Arzù ordina all'esercito di sospendere ogni azione militare. Nell'aprile 1996 inizia lo scioglimento delle Pattuglie di Autodifesa Civile, il 6 maggio 1996 è firmato in Messico il fondamentale accordo sui temi socioeconomici e sulla situazione agraria, accordo criticato dai principali leaders contadini perché ritenuto insufficiente. Il 19 settembre 1996 si firma l'accordo sul "Rafforzamento del potere civile e funzione dell'esercito in una società democratica". Il 28 ottobre vengono interrotti i negoziati di pace e la smobilitazione delle PAC per un rapimento a scopo di estorsione da parte di Isaias, un ex comandante della guerriglia. La situazione si sblocca il 7 novembre quando uno dei comandanti generali dell'URNG, Gaspar Ilom, annuncia il suo ritiro dal tavolo dei negoziati per non intralciare il processo di pace. Le trattative riprendono, il 4 dicembre a Oslo viene firmato l'accordo di cessate il fuoco, il 7 dicembre a Stoccolma si firma l'accordo sulle modalità per la realizzazione delle riforme istituzionali ed elettorali, il 12 dicembre a Madrid si firma l'accordo sugli aspetti operativi per la reintegrazione dei guerriglieri URNG nella vita civile. La firma della pace è avvenuta il 29 dicembre 1996 nella capitale guatemalteca.