MARTIN LUTHER KING
Biografia dell'uomo che aveva un sogno
di Roberta Gallina
Martin Luther King nacque
nella città di Atlanta, nello Stato della Georgia, il 15 gennaio 1929.
Il padre, Martin Luther King
senior, era pastore della Chiesa battista, la mamma una maestra.
Nella primissima infanzia il
piccolo Martin era solito giocare con i bambini bianchi del quartiere ma, con
l'inizio delle scuole elementari, accaddero alcuni fatti incomprensibili che
rattristarono il bambino negro: fu escluso dai giochi dei suoi vicini di casa
e, addirittura, essi ebbero il severo divieto di parlare con lui. Martin non
riusciva a farsene una ragione: non aveva fatto loro alcun dispetto, non li
aveva offesi in alcun modo, perché lo allontanavano? Invano la mamma cercò di rasserenarlo
parlandogli di cosa significasse essere di colore e vivere in uno Stato del
Sud, gli raccontò delle lontane origini africane, della lunga e terribile
schiavitù sopportata dalla sua gente, della Guerra di Secessione che aveva dato
loro, almeno formalmente, la libertà.
Pochi anni dopo, mentre si
recava con il padre ad acquistare un paio di scarpe, il commesso vietò loro di
entrare dall’ingresso principale perché riservato solo "alla razza
bianca" e, con disprezzo, ordinò loro di entrare dal lato posteriore: il
pastore King fece osservare che non c'era alcuna differenza di colore tra i
suoi dollari e quelli "dei bianchi", ma preferiva andarsene, se non
poteva entrare dalla porta principale.
Martin era un bambino
dall'intelligenza molto vivace, tutte queste circostanze umilianti ed
incomprensibili lo portarono a formulare una domanda a cui non trovava una
risposta e che non riusciva a porre al padre che lo intimidiva moltissimo: che
cosa avevano di diverso i neri dai bianchi? Perché erano obbligati a vivere in
condizioni subalterne? Perché erano oggetto di tanto disprezzo?
Negli anni seguenti studiò
con passione, con rabbia, in scuole rigorosamente segregate, per porre un
qualsiasi rimedio a quello stato di cose; sognava di diventare avvocato per
essere di aiuto ai suoi fratelli di colore, nell'utopistica idea di una
giustizia universale.
Durante l'adolescenza, mentre
frequentava il "Morehouse College" grazie ad un insegnante, capì
l'importanza della religione: solo la fede in Dio permetteva ai fratelli negri
di sopravvivere e di credere che "Lassù Qualcuno li amava". Per il
giovane questa frase fu una tale rivelazione che, dopo il liceo, s'iscrisse al
Seminario di Chester, in Pennsylvania. Completò gli studi e, durante la
preparazione della tesi di laurea (conseguita in seguito, all'Università di
Boston), conobbe una ragazza, Coretta Scott Young, che studiava canto al New
England Conservatory con la speranza di diventare soprano. La giovane donna
proveniva da una famiglia di origini modeste (il padre era un falegname) che
era stata oggetto di vessazioni da parte di alcune sette razziste; anche
Coretta aveva il sogno di poter fare qualcosa per la gente della sua razza. I
due giovani s'innamorarono e nel 1953 si sposarono a Marion, città natale della
giovane, poi si trasferirono a Montgomery (Alabama) negli Stati del Sud, ove
maggiore era l'intolleranza razziale: entrambi erano decisi a lottare per non
essere più giudicati inferiori, ma cittadini come gli altri.
Martin L. King esclamava:
"…L'America è la nostra patria, nell'esercito di George Washington, nella
guerra per la nostra indipendenza, c'erano anche cinquemila soldati negri…
Perché un essere umano deve essere disprezzato per il differente colore della
sua pelle?" Il modello di lotta che ispirava la sua teoria era quello
proposto da Gandhi: la non - violenza. Le sue prediche incominciarono a
renderlo famoso tra i suoi fratelli di razza e non solo, la sua battaglia per i
diritti civili stava attirando un numero di proseliti sempre più numerosi.
Nel dicembre del 1955 un
fatto, in apparenza banale, dette una svolta alla lotta di King. Un'operaia
negra salì su un autobus per tornare a casa: aveva lavorato tutto il giorno ed
essendo molto stanca, cercava un posto per sedersi. Essendo occupati tutti i
posti riservati ai negri, si sedette su uno, tra i molti rimasti liberi,
riservato ai bianchi. Immediatamente le fu imposto di alzarsi, ma lei rifiutò,
intervenne il bigliettaio, fu chiamata la polizia e Rosa fu arrestata per
essersi seduta su un posto "per i bianchi". Fu la classica goccia che
fece traboccare il vaso: King convocò una riunione di tutti i suoi seguaci
stanchi di subire soprusi, anche peggiori di quello sofferto dall'operaia. In
questa occasione fu lanciata l'idea di boicottare tutti i mezzi pubblici:
nessun negro sarebbe salito sull'autobus fintanto che non fosse stata tolta la
"spartizione dei sedili".
L'iniziativa ebbe un enorme
successo: il giorno dopo le vetture pubbliche erano completamente vuote, non
solo i negri ma anche i bianchi avevano aderito alla "Lotta non
violenta".
La situazione continuò,
immutata anche nei giorni seguenti, i mezzi pubblici rimasero vuoti e le
autorità non cedevano e, non sapendo come risolvere la questione, citarono in
tribunale Martin L. King per "aver danneggiato l'azienda dei trasporti
pubblici", ma, mentre stava per iniziare il processo, arrivò la strepitosa
notizia: la Suprema Corte degli Stati Uniti d'America aveva dichiarato
"illegale" la segregazione praticata negli autobus. Fu un'enorme
vittoria per King, ma il suo prezzo fu altrettanto alto: gli fecero esplodere
una carica di dinamite davanti alla casa, egli stesso fu preso a sassate,
picchiato ed aggredito dai cani della guardia nazionale; fu inoltre arrestato
una ventina di volte durante le manifestazioni per la pace e, più di una volta,
lo stesso John Kennedy, non ancora eletto presidente, pagò personalmente la
cauzione per farlo uscire dalla prigione.
Nell'agosto del 1963 Martin
L. King guidò un'enorme manifestazione interrazziale a Washington, ove
pronunciò un discorso (unendo i criteri della non violenza e ideali cristiani)
che iniziava con queste parole "I have a dream…", l'anno seguente gli
fu assegnato il premio Nobel per la pace e il papa Paolo VI lo ricevette in
Vaticano.
Purtroppo però doveva
constatare che la lentezza dei poteri pubblici, il costante e profondo razzismo
dei bianchi, non solo negli Stati del Sud, continuava ad esasperare i negri che
si rivolgevano sempre più alle soluzioni estremiste, a lui ostili e sostenute
da nuovi organismi rivoluzionari: i seguaci musulmani di Malcom X, Black Power,
Black Panthers.
Nel mese di aprile dell'anno
1968 si recò a Menphis per partecipare ad una marcia a favore degli spazzini
della città (bianchi e neri), che erano in sciopero. Mentre, sulla veranda
dell'albergo, s'intratteneva a parlare con i suoi collaboratori, dalla casa di
fronte vennero sparati alcuni colpi di fucile: Martin L. King cadde riverso
sulla ringhiera, pochi minuti dopo era morto. Approfittando dei momenti di
panico che seguirono, l'assassino si allontanò indisturbato. Erano le ore
diciannove del quattro aprile.
Pochi giorni dopo, ad
Atlanta, si svolsero le esequie di King, a cui intervennero migliaia di
persone, tra le quali Marlon Brando e Nelson Rockefeller.
Il killer fu arrestato a
Londra circa due mesi più tardi, si chiamava James Earl Ray ed aveva già dei
precedenti per rapina, alcolismo e spaccio di dollari falsi. Al processo fu
condannato a novantanove anni di reclusione, ma, qualche anno dopo, riuscì ad
evadere. Dopo essere stato catturato nuovamente, rivelò che non era stato lui
l'uccisore di Martin Luther King, anzi sosteneva di sapere chi fosse il vero
colpevole. Nome che non poté mai fare perché venne accoltellato la notte
seguente nella cella in cui era rinchiuso.
Ancora oggi il mistero rimane insoluto, alcuni sostengono che ci siano troppe analogie tra il caso King ed il caso Kennedy per trattarsi solo di semplici coincidenze; comunque, il o i colpevoli, se sono mai esistiti e se sono ancora vivi, continuano ad essere sconosciuti.